Di cosa ci parla la tragedia di Bologna

E’ una storia che riguarda tutti. Quello che è successo a Bologna ad Abderrahim Fakir potrebbe succedere a chiunque di noi o a un nostro caro. D’altronde è già successo altre volte. Avere una crisi psichiatrica può succedere a chiunque, come avere un cancro, una depressione o fratturarsi un braccio. Cerchiamo di allontanare da noi questa idea, ma la verità è che può succedere. Provate a parlare con chi ha questi problemi in famiglia.
La morte drammatica di Fakir è una cartina di tornasole di problemi più ampi, per vedere i quali occorre unire i puntini: da una parte la trascuratezza delle istituzioni verso la salute mentale in questo paese, dove manca una vera presa un carico efficace del malato psichiatrico (ricordate l’insegnante aggredito in strada a Bassano da un giovane italiano, giusto per rammentare un fatto accaduto nella nostra provincia?). Spesso ci si accorge del disagio mentale troppo tardi.
La morte di Abderrahim Fakir però ci parla anche di altre due questioni gravi: la poca formazione delle forze dell’ordine di fronte a queste azioni di contenzione e la crisi del sistema sanitario nazionale, che ha portato così tanti deficit di personale nei servizi di urgenza ed emergenza da avere ormai normalmente anche in situazioni critiche come quella di Pilastro l’intervento di soccorritori volontari al posto di un medico. Bloccare una persona a terra a lungo, sparargli lo spray al peperoncino in bocca, avere dei soccorritori che non intervengono e che non sono autorizzati a sedarla sono situazioni pericolose per chi le riceve e traumatiche anche per chi deve soccorrere.
Ricordiamo che la Corte europea per i diritti umani ha condannato a gennaio di quest’anno l’Italia a risarcire la famiglia per la morte di Riccardo Magherini, morto durante un fermo nel 2014 a Firenze: ha giudicato non necessaria la tecnica di immobilizzazione utilizzata e carente la formazione degli operatori. Una sentenza passata sotto silenzio ma che è uno dei precedenti riemersi in questi giorni.
Di più, nel nostro Paese oggi si parla troppo poco di cosa fare per far fronte all’epidemia del consumo di sostante stupefacenti e di alcol, che come dimostra l’aumento di quelle che gli addetti ai lavori chiamano “doppie diagnosi”, sempre più spesso sfociano in fenomeni psichiatrici. Dall’osservatorio della nostra redazione, abbiamo la certezza che senza droga e alcol buona parte delle risse, delle aggressioni, delle violenze domestiche svanirebbero in un lampo.
Negli anni ottanta l’emergenza eroina aveva messo in campo risorse, idee, progetti, azioni. Oggi di tutto questo ne parlano solo gli addetti ai lavori ma per quel che riguarda l’opinione pubblica tutto tace e i SerD, fermi nei loro uffici e con poche risorse, riescono ad intercettare solo una minima parte di questi fenomeni.
Un’ultima osservazione: il clima politico e culturale di oggi non consente di intercettare il disagio delle persone migranti. Perché avere una crisi psichiatrica può succedere a chiunque, ma se sei nero o hai la carnagione olivastra le possibilità statistiche che ti possa accadere qualcosa di brutto rischiano di aumentare.
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