Annullato il concerto di Bello Figo, minacce agli organizzatori e motivi fiscali le cause

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La storia è di quelle brutte, fatta di provocazioni pesanti (quelle che Bello Figo lancia nelle sue canzoni rap) e delle contro-provocazioni di chi si sente preso in giro, con in mezzo le richieste istituzionali di soprassedere. Una storia che si conclude con minacce e un concerto annullato. Una storia complicata non bella da raccontare, insomma.

Alla fine quindi il concerto di Bello Figo – il rapper ghanese cresciuto a Parma –  all’Hollywood disco music di Schio il 30 giugno non ci sarà. Annullato il concerto ma non la festa, la Meisab Party, che si terrà comunque e a ingresso gratuito. Ergo: i ragazzi che la organizzano (in parte italiani, in parte con cittadinanza straniera) si dovranno sobbarcare la restituzione delle prevendite del concerto e le spese della serata (visto che diventa a titolo gratuito) del concerto del rapper diventato famoso non certo per la qualità della voce e dei testi, quando per la voglia esplicita di urtare la sensibilità di tanti parodiando in versi i luoghi comuni sugli immigrati. Ormai non c’è tappa dei suoi concerti che non generi proteste e mobilitazioni, creando attorno al caso una notorietà che mai il giovane rapper, poco talentuoso peraltro, mai si sarebbe sognato di avere. Sono numerosi i concerti saltati: Legnano, Foligno, Mantova, Brescia, Roma… E ora Schio.

A pagare il conto delle proteste, alla fine non sarà però Bello Figo, ma i ragazzi che avevano organizzato l’evento per i loro coetanei. “La cosa è diventata troppo grande” ha detto ai ragazzi Bobo Sartore, gestore dell’Hollywood, venetista, che a causa dell’evento ha ricevuto telefonate dalla Questura, dal sindaco di Schio Valter Orsi e da Forza Nuova, ma che come lo staff dell’evento ha ricevuto pure minacce anonime. Motivi fiscali, le cause ufficiali dell’annullamento, ma anche motivi di opportunità e sicurezza, perché una questione di sicurezza pubblica stanno diventando i concerti del rapper di “Pasta col tonno” e “Non pago afito”.

Alex Cioni, portavoce del comitato PrimaNoi, che nei giorni scorsi aveva dato fuoco alle polveri chiedendo al proprietario attraverso un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, di prendere in considerazione l’annullamento della disponibilità del suo locale per una “questione di morale e di buon senso”, canta vittoria. “Pur criticando un modello di riferimento trash e diseducativo rappresentato fieramente dal giovane ghanese, nessuno di noi ha contestato il diritto di divertirsi dei giovani, ma prendiamo atto positivamente della decisione del gestore del locale” spiega Cioni. “Il problema dell’immigrazione ha dei riflessi di conflittualità sociale i cui effetti non tarderanno ad arrivare anche nelle nostre comunità. Al netto della libertà di espressione ci sono delle situazioni come quella di questo concerto che non potevano essere taciute, perché non è libertà offendere delle persone che rischiano di lasciarci la pelle in mare su qualche gommone perché illuso di trovare qui la panacea risolutrice dei suoi problemi, e non è libertà artistica offendere gli italiani e l’Italia che nonostante le tante criticità e deficienze organizzative e le opposizioni di larga parte della popolazione, accolgono questi marea di millantatori spesso travestiti da profughi”.

“Con mio grande rammarico e dispiacere, dopo la bufera scatenatasi in questi giorni – spiega Medhi Rami, uno degli organizzatori –  nella quale sono arrivate gravi minacce ai componenti del mio staff, sono costretto, vista la mia responsabilità nel proteggere la loro immunità e visto che non sono in grado di assecondare le norme amministrative e fiscali per l’evento in caso di problemi legali, ad annullare il tanto atteso concerto ed augurare una buona guarigione alle gravi malattie cardiache creatasi nel cuore dei responsabili di tale scempio in questi giorni. Artefici di ciò, riposate i vostri cuori le vostri menti, appoggiate i forconi in garage e passate nella biblioteca più vicina a crearvi una cultura, visto che, come avete dimostrato in questi giorni, è nulla. In conclusione vi invitiamo pure ad ‘indignarvi’ per motivi più seri, visto il difficile momento che il mondo e l’Italia intero stanno passando”.

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