Da domani smetto

“Questa è l’ultima volta” o “da domani si cambia”.

Quante volte e quanti di noi abbiamo sentito o pronunciato queste frasi? Da parte mia, davvero tante. In media, nei miei 28 anni, credo che per 20 anni buoni l’ho enunciato ogni giorno almeno una volta, circa da quando ho iniziato a capire quali comportamenti sono corretti, quali salutari, quali dannosi, quali soggetti a giudizio negativo…

L’ho detto ad esempio sul fumo, e ho iniziato a fumare a 16/17 anni. E da allora, ad ogni sigaretta che accendo, dentro di me annuncio “questa è l’ultima” oppure “da domani smetto”. L’ho detto riferendomi ai pasti, al digiuno e alla dieta, al cibo che mangio o evito, alla perdita o recupero di qualche chilogrammo, insomma tutti quei comportamenti dettati dalla mia malattia. L’ho detto anche sul modo di scegliere amici e fidanzati, sul modo di comportarmi con essi o con i familiari, sulle reazioni accettate o meno a eventi esterni, sul modo di trattare anche me stessa, sul modo di ragionare persino.

Ho iniziato a superare la soglia del semplicissimo pensiero “vabbè dico sempre così poi non cambio mai” a cui poi davo subito le spalle continuando con la solita routine stamattina, dopo l’incontro con la psicologa. Parlando di come affrontare e modificare il mio modo di reagire ad un evento apparentemente insostenibile e doloroso quale una semplice lite familiare (da cui costantemente scaturisce una disperazione più assoluta ed un estremismo catastrofico), e quindi ragionando su quali pensieri adottare e quali abbandonare, mi sono tutt’un tratto illuminata su una cosa che c’entra forse poco, forse tanto: il controllo. O per meglio dire, la tentazione di avere tutto sotto controllo.

Non è una novità sia chiaro, io devo e voglio e non riesco a far a meno di controllare ogni cosa, sia essa dipendente da me, dall’esterno, o totalmente a sé stante e quindi incontrollabile. Comunque, il mio ragionamento di base è stato: ma tutte queste frasi sul cambiamento, sulla modifica di comportamenti, atti, pensieri che attuiamo per sopravvivere e darci un qualche tipo di sollievo ai mali della vita, non dipendono forse dal controllo che vogliamo avere su tutto, compreso la nostra mente?

Non voglio dire che non si possa cambiare o tentare di cambiare, ma ragiono piuttosto sul fatto che nessuno può imporci nulla, e noi stessi possiamo ben poco. Non fraintendete, ripetono anche a me da sempre che “con la volontà si può tutto” e a volte ci credo, o meglio, voglio crederci, per costringermi a tentare l’ennesimo sforzo di cambiare. Ma proprio perché queste lotte personali sono quotidiane, hanno durata decennale e sono ormai insite nel mio iter di personalità, e non essendo piacevole notare che non riesco a cambiare quando voglio, inizia lentamente a farsi spazio in me l’idea che non sia così essenziale vincere la lotta, anche perché credo che tutto avvenga quando e perché deve avvenire, non prima e non certo perché mi sveglio una mattina e decido che devo cambiare.

Ritengo piuttosto importante guardarsi allo specchio senza chiudere gli occhi, ammettere le proprie debolezze e i propri limiti, e semplicemente accettare che tali comportamenti o cose che vogliamo modificare facciano parte di noi, siano come dice sempre una mia dottoressa, “la fotografia di questo momento”. Una fotografia ricorda, mette nero su bianco, ferma l’immagine, la cattura, non puoi sfuggirle. Ma è vero anche che, come ne ho scattata una stamani appena accesa la sigaretta o appena rifiutato un pasto, posso scattarne una tra un mese o un anno e notare che, se messe a confronto, le due immagini possono risultare completamente diverse.

Questo non presuppone una lotta snervante e infinita e dolorosa quotidiana ma più semplicemente una crescita, che può iniziare dalla consapevolezza di un errore comportamentale o di pensiero, fino alla sua modifica non imposta o auto-imposta ma naturale, che scaturisce appunto da una prima presa di coscienza, poi da tanti piccoli passi più o meno consci fino al totale cambiamento, di cui magari non siamo neppure consapevoli e viene notato da altri, oppure di cui non ci rendiamo conto in quanto il passaggio da uno stato all’altro è stato molto lieve e progressivo.

Tutto questo pensare non mi convince a non pronunciare quelle solite parole di incoraggiamento, ma mi libera un po’ dalla tensione che creo io stessa. Dopotutto, se guardo al passato, dieci anni fa fumavo il triplo di adesso. E ogni volta che mi sono imposta di smettere ho poi ricominciato alla grande. Ora invece, quella smania di fumo di cui necessitavo da adolescente, è mutata, cadendo certo in altre dipendenze ma si è comunque evoluta, facendo spazio a comportamenti più machiavellici. Quindi, non mi resta che aspettare. Non impormi e non stressarmi invano, ma neppure lasciarmi andare che tanto “poi passa”. Non è vero, nulla passa da solo. Ma ogni atteggiamento o comportamento che vediamo come nocivo o giudicato o sbagliato, o che semplicemente non ci garba molto, ha un suo grembo, un suo perché, e avrà una sua fine. Inutile impazzire, molto meglio studiarci e conoscere.

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