“I piccoli negozi di montagna stanno morendo”. Da Vallarsa l’allarme anche per il vicentino

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Ha fatto grande notizia e scalpore sulla stampa trentina la tragica situazione del piccolo commercio montano nel comune di Vallarsa, confinante con quello di Valli del Pasubio nell’Alto Vicentino. Altri due negozi di generi alimentari infatti chiuderanno presto a Obra e Camposilvano, due delle frazioni più isolate rispetto alla valle trentina, distanti oltre 20 chilometri da Rovereto e Schio. Due avamposti di approvvigionamento che chiudono, due luoghi d’incontro che spariscono per i pochi montanari rimasti.

Un problema quello del comune trentino che potrebbe tranquillamente appartenere ad uno dei tanti piccoli centri montani della montagna vicentina. Lo stesso Valli del Pasubio, che confina con Vallarsa, passando per Posina in Val Posina, Lastebasse e Valdastico nella valle a fianco, oppure Recoaro Terme nella Valle dell’Agno, Crespadoro e tanti altri nell’asiaghese e zona Grappa. Tutte realtà interamente montane che negli ultimi anni sono andate tristemente e mestamente spopolandosi. Immagini tristi come quelle delle contrade, ultimi avamposti di civiltà sul limitare dei boschi, completamente vuote, sono ormai all’ordine del giorno.

La situazione, fortunatamente per il vicentino, non è ancora critica come in Vallarsa, dove chiuderanno nei prossimi giorni due negozi di generi alimentari e di prima necessità. Due punti di aggregazione fondamentali per la comunità montana vallarsera. Chiusure che non possono che far riflettere. Se si cancellano i servizi a quei – pochi – coraggiosi che rimangono a vivere in montagna, con tutte le scomodità che questo comporta, chi rimarrà a viverci? Chi rimarrà a salvaguardare gli ultimi prati e pascoli rimasti? Si badi bene, stiamo parlando veramente di servizi essenziali, tipo il pane in tavola a pranzo.

Tutta la società civile sta sottovalutando questo enorme dramma sociale, che viene rispolverato solo quando arriva l’alluvione di turno. Allora, ma solo allora, si torna puntualmente a parlare di dissesto idrogeologico, di cura del territorio. Ma se non si permette a coloro che se ne prendono cura a monte di rimanere in montagna a vivere, quali saranno le conseguenze per chi abita in valle?

La risposta è, ovviamente, ben nota. I fatti del 2010 sono sotto gli occhi di tutti. E’ tempo che le associazioni di categoria e le autorità competenti si mettano ad un tavolo, e studino misure serie e concrete per supportare il piccolo commercio e i negozi di vicinato delle comunità montane. Bisogna guardare oltre al mero aspetto economico, giudicando anche l’importanza sociale del casolin o del beccaro di turno. Senza lasciare le amministrazioni comunali a lottare da sole, abbandonate al loro mesto destino.

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