In Spagna dopo le proteste sul caro-affitti Sánchez scioglie le Cortes: si vota il 29 novembre

La decisione di Sánchez arriva dopo aver trascorso gli ultimi giorni a valutare la strategia da adottare in risposta alla bocciatura da parte del Congresso dei suoi decreti sulla casa, che ha spinto il Paese a scendere in piazza in massa contro il caro-affitti e contro la speculazione immobiliare. Sánchez rivendica comunque quanto fatto dal suo governo. “Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti, combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti”, ha detto. I decreti bocciati prevedevano tra l’altro la sospensione fino al 2030 degli sfratti per le persone vulnerabili, misure contro i cosiddetti fondi “avvoltoio” e il rinnovo automatico dei contratti di affitto.
Le origini della crisi. L’ondata di proteste in strada si è scatenata con la bocciatura dei decreti, ma la miccia è stata il caso di Maria del Carmen Abascal, una 87enne con disabilità riconosciuta del 50%, che il 23 settembre è stata costretta a lasciare l’abitazione in cui ha vissuto per 71 anni a Madrid, nel quartiere del Retiro. Il fondo di investimenti Urbagestión, che ha acquisito nel 2018 la proprietà, le aveva aumentato del 250% il suo canone di affitto.
Nel Psoe la stessa maggioranza ha spinto per il voto immediato, ritenendo che le mobilitazioni sulla casa potrebbero trasformarsi in un’opportunità politica per impostare una campagna elettorale vincente. Secondo i socialisti, dopo il voto contrario di Junts, un anno di legislatura senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l’azione del governo, si prospetta un’impresa titanica. Mentre la mobilitazione di milioni di spagnoli, potrebbe offrire al Psoe la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver impedito al governo di intervenire sull’emergenza abitativa.
L’appello di Sánchez agli elettori: che dovranno scegliere “se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa” oppure “dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia”, perché continui a essere “un baluardo di apertura e giustizia sociale” e un “punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”. Agli elettori chiede un nuovo mandato, con più forza, per “approfondire le riforme ancora da fare”.
Il leader del Psoe non ha risparmiato altre critiche agli avversari. L’esecutivo “ha trasferito ai governi delle autonomie più risorse di sempre, perché le trasferissero a politiche per la casa, per la sanità e per l’educazione pubblica” e “loro hanno acquistato attici e privatizzato ospedali”, ha dichiarato anche in riferimento allo scandalo nella regione di Madrid per l’acquisto di un attico con terrazza da 200 metri quadrati, destinato alla governatrice del Partito Popolare, Isabel Diaz Ayuso.
Plaude al voto anticipato il leader dei conservatori del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo: “Finalmente la Spagna dirà quello che pensa, finalmente decideranno gli spagnoli”. Nel 2023 il suo partito era stato il più votato, ma l’unica formazione politica disponibile a formare un governo fu l’estrema destra di Vox. Gli ultimi sondaggi vedono il Pp avanti di almeno 6 punti sul Psoe e Vox in ascesa. Se trovassero l’accordo, le destre otterrebbero oltre 190 seggi, rispetto alla maggioranza di 175 in Parlamento, secondo gli ultimi rilevamenti.