Israele apre le urne dopo il massacro del 7 ottobre. Eisenkot sfida Netanyahu

Testa a testa. Sono elezioni decisive per la sopravvivenza politica di Netanyahu, il premier più longevo della storia del Paese. Nonostante i ripetuti endorsement di Trump, i sondaggi restano invariati, con un testa a testa serratissimo tra il blocco di Bibi e quello del suo principale avversario, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Le ultime scintille dopo le rivelazioni di Channel 12 secondo le quali Netanyahu avrebbe ordinato all’Idf di attaccare Teheran per un conflitto lampo prima delle elezioni, trovando il muro del capo dell’esercito Eyal Zamir.
Dall’economia di Bibi a alla “missione di vita” di Eisenkot. Dall’ideale di Israele come una moderna “super-Sparta”, con un’economia autarchica; all’ipotesi di utilizzare criptovalute per creare “un’economia alternativa” e aggirare temute “sanzioni internazionali”: sono alcune delle ricette economiche suggerite in questi anni dal premier Netanyahu, che hanno provocato a più riprese un’alzata di scudi nel Paese. Contro queste sue proposte creative si è fatta sentire non solo l’opposizione, ma anche figure e istituzioni che solitamente restano defilate, dal presidente Isaac Herzog alla Banca d’Israele, dal potente mondo hi-tech ad Arnon Bar-David, il capo di Histadrut, il principale sindacato del Paese. Proverà a mettere al governo attuale Gadi Eisenkot, ex generale e principale rivale del primo ministro in carica. Una “missione di vita” per l’uomo nato a Tiberiade il 19 maggio 1960. Eisenkot ha passato gran parte della sua vita all’interno delle forze armate, ricoprendo nel corso degli anni ruoli di comando nella brigata Golani, nella divisione corazzata Bashan e nella divisione Giudea e Samaria, fino ad arrivare ai vertici dell’Idf, dove nel 2012 è stato nominato vice capo di Stato maggiore, per poi diventare il 21esimo capo di Stato maggiore nel febbraio 2015.