Zelensky a Putin: “Vediamoci”. Lettera di 11 Paesi all’Ue: “Limitare visti a turisti russi”

Lettera aperta indirizzata al Cremlino da parte del Volodymyr Zelensky. “Incontriamoci”, propone senza giri di parole il presidente dell’Ucraina a Vladimir Putin. La proposta di un faccia a faccia diretto con il leader russo arriva proprio mentre lo zar sembra aprire – per l’ennesima volta – a nuovi colloqui di pace con l’Ucraina, come tanti se ne sono visti, letti e sentiti, malgrado si siano poi sempre risolti con un nulla di fatto. Dopo oltre quattro anni di guerra, Zelensky torna a tendere la mano dei negoziati per tentare la via del dialogo, rilanciando l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come mediatore.
La notizia arriva nel giorno in cui il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, accusa Washington di non rispettare i patti concordati nel vertice dello scorso Ferragosto in Alaska con Donald Trump. Ad ogni modo, anche questa volta il leader del Cremlino ha assicurato come Mosca sia pronta a raggiungere una soluzione “attraverso mezzi pacifici” nonostante le sue truppe avanzino sui campi di battaglia, lungo le linee di confine: “Per i colloqui di pace non è necessaria la tregua”. Zelensky tenta di mettere con le spalle al muro lo zar russo proponendogli senza mezzi termini “un dialogo diretto tra noi e voi”. “Propongo un faccia a faccia e propongo di fissare una data precisa”, ha scritto.
Nelle stesse ore Putin si è detto disponibile anche a contatti con l’Unione europea e aperto a un suo ruolo nella risoluzione del conflitto. “La Russia non rifiuta i contatti con la Ue. L’Unione Europea potrebbe aiutare a risolvere la crisi ucraina, ma questa assistenza dovrebbe rientrare negli accordi di Anchorage”, ha precisato lo zar, aggiungendo che Mosca “non è contraria all’adesione dell’Ucraina alla Ue, ma è contraria al fatto che la Ue diventi un blocco militare”. E a proposito di ruolo europeo, il leader del Cremlino è tornato a ribadire il nome di Schroeder come negoziatore: “Lui non è un amico di Putin. È prima di tutto un politico tedesco, e uno dei migliori, a mio avviso, perché ha una propria posizione e il coraggio di difenderla”, sono le parole di Putin.
E già suonano chiare le incompatibilità di questa tornata di ipotetici nuovi colloqui. Perché nella sua lettera, il leader ucraino ha messo in chiaro che “le questioni ucraine ed europee non vengono decise ad Anchorage”, proponendo che al loro “percorso bilaterale” si aggiungano l’Europa e gli Usa. Nel frattempo, mentre Germania Francia e Gran Bretagna studiano un piano proprio per portare Putin al tavolo delle trattative, Washington si avvia a sbloccare dopo mesi di stallo un nuovo pacchetto di armi per Kiev. La Camera dei rappresentanti del Congresso si appresta a varare una legge per lo stanziamento di 8 miliardi al Paese da oltre quattro anni in guerra contro la Russia.
Altra lettera è poi quella che hanno scritto 11 paesi membri dell’Unione europea e indirizzato alla Ue. Paesi che si stanno interrogando sui flussi di rifugiati che arrivano in Europa per colpa della guerra in Ucraina, ma anche sui flussi turistici vista la bella stagione alle porte che vede migliaia di russi venire in vacanza nell’Ue. Undici Paesi europei – guidati dal blocco scandinavo, baltico e polacco, con l’adesione di Repubblica Ceca e Olanda nonché di due nazioni extra Ue, Islanda e Norvegia – hanno inviato una lettera formale all’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, e al commissario all’Interno, Magnus Brunner. Il dibattito si accende su due fronti opposti: la stretta sui visti turistici per i cittadini russi e il rinnovo della protezione temporanea per i profughi ucraini.
Il messaggio è netto: serve una politica restrittiva e uniforme sui visti per i russi. “È preoccupante vedere turisti russi svagarsi sulle spiagge europee mentre missili e droni colpiscono i civili in Ucraina”, denunciano i ministri, sottolineando come la frammentazione attuale crei un pericoloso “mercato dei visti” che minaccia la sicurezza dello spazio Schengen. I dati del Barometro Schengen certificano infatti la vulnerabilità del sistema: nel 2025 sono stati rilasciati ben 477.878 visti turistici a cittadini russi, molti dei quali a ingressi multipli. Per i firmatari, questa facilità di accesso rappresenta una grave lacuna che rischia di “vanificare la pressione diplomatica ed economica” su Mosca, esponendo anche l’Europa al transito di soggetti legati all’apparato militare russo.