Aldo Moro, in via Fani l’omaggio di Mattarella

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Stamattina cerimonia in via Mario Fani in occasione del quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione degli agenti della sua scorta. Diversi i rappresentanti istituzionali presenti: dal capo dello Stato Sergio Mattarella al capo polizia Franco Gabrielli, dalla sindaca di Roma Virginia Raggi al presidente della Regione Nicola Zingaretti, fino alla presidente della Camera Laura Boldrini. Sul posto molti rappresentanti delle forze dell’ordine. Applauso alla scoperta della lapide in via Fani, davanti alla quale il presidente Mattarella ha deposto una corona dai colori bianco rosso e verde.

“Una mattina di 40 anni fa il più grave attacco alla Repubblica. L’Italia rende omaggio a un grande leader politico, ai carabinieri Leonardi e Ricci e agli agenti di Polizia Iozzino Rivera e Zizzi” ha scritto su Twitter il premier Paolo Gentiloni.

La storia: Il 16 marzo 1978, poco dopo le 9, un commando delle Brigate Rosse entra in azione in via Fani, a Roma: blocca le auto del presidente Dc Aldo Moro, uccide i 5 uomini di scorta e portano via Moro su una Fiat 132 blu. Poco dopo rivendicano l’azione con una telefonata all’Ansa. Il sequestro terminerà 55 giorni dopo, il 9 maggio, con l’uccisione dello statista.

Nei giorni a seguire il sequestro si susseguono dei “Comunicati” delle Br. Il primo comunicato contiene la foto di Moro e annuncia l’inizio del ‘processo’. Il ”comunicato n. 3” con la lettera al ministro dell’Interno Cossiga in cui Moro dice di trovarsi ”sotto un dominio pieno e incontrollato dei terroristi” e accenna alla possibilità di uno scambio. Moro non voleva renderla pubblica, ma i brigatisti scrivono di averla resa nota perchè ”nulla deve essere nascosto al popolo”. Recapitate anche altre lettere indirizzate alla moglie e a Nicola Rana.

Il “Comunicato n. 4” arriva con una lettera al segretario della Dc Benigno Zaccagnini. Nel “n.5” una lettera di Moro a Taviani che contiene forti critiche. Sarà il ‘Comunicato n.6’ del 15 aprile ad annunciare la fine del ‘processo popolare’ e la condanna a morte di Aldo Moro.

Il 20 aprile: Le Br fanno trovare il “Comunicato n.7”, a cui e’ allegata una foto di Moro con un giornale del 19 aprile. A questo segue il “Comunicato n.8” in cui le Br chiede in cambio di Moro la liberazione di 13 Br detenuti, tra cui Renato Curcio. Zaccagnini riceve un’ altra lettera di Moro, che chiede funerali senza uomini di Stato e politici.

Il 2 maggio
Craxi indicherà i nomi di due terroristi ai quali si potrebbe concedere la grazia per motivi di salute ma il 9 maggio verso le 13.30 la polizia trova il cadavere di Moro nel portabagagli di una Renault 4 rossa. Moro sarebbe stato ucciso la mattina presto nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti come “prigione del popolo”.

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