Decreto scuola, tetto del 30% agli studenti stranieri: ecco cosa cambia

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Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto scuola 2026, che introduce un limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi prime, nuove misure per favorire l’apprendimento dell’italiano e il divieto di frequentare le attività scolastiche con il volto coperto.

Il provvedimento fissa al 30% il tetto nelle classi prime, ma non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana. Nella scuola primaria saranno esclusi dal conteggio i bambini nati in Italia o che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle medie e alle superiori non rientreranno invece nel limite gli studenti che abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. Gli Uffici scolastici dovranno favorire una distribuzione più equilibrata degli studenti tra gli istituti vicini. Dove non sarà possibile rispettare il limite saranno ammesse deroghe, accompagnate da un rafforzamento dell’insegnamento della lingua italiana.

Il decreto interviene anche sulle famiglie. In presenza di gravi difficoltà di inserimento scolastico, la scuola potrà segnalare la situazione ai servizi sociali, che potranno disporre per i genitori un percorso gratuito di apprendimento dell’italiano. La mancata partecipazione potrà comportare sanzioni da 200 a 1.000 euro. Il ministro Giuseppe Valditara ha escluso l’ipotesi, circolata in alcune bozze, dell’allontanamento dei figli dalle famiglie.

Un altro capitolo riguarda burqa e niqab. Salvo esigenze sanitarie o di sicurezza, sarà vietato partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto. Anche in questo caso sono previste multe da 200 a 1.000 euro, a carico dei genitori quando la violazione riguarda un minore.

Giorgia Meloni ha difeso il provvedimento parlando di una scuola capace di integrare senza rinunciare alle regole e di evitare la formazione di “classi-ghetto”. “È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”.

Dalle opposizioni sono arrivate invece forti critiche, con il Pd che accusa il Governo di utilizzare la scuola come terreno di propaganda politica. “Un decreto vergognoso, che prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l’incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della scuola pubblica”, ha commentato così l’approvazione del provvedimento la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha ribadito che “la scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione”.

Le reazioni di sindacati e presidi. “Genitori Democratici”, “Age”, organizzazioni sindacali e parte dei presidi (Andis, Associazione nazionale dirigenti scolastici) definiscono il provvedimento “discriminatorio” come ha detto a ilfattoquotidiano.it il segretario della Uil Scuola Giuseppe D’Aprile. Così anche Angela Nava, la numero uno dell’associazione “Genitori Democratici” che boccia la norma definendola “un’operazione mediatica basata su slogan ed emergenzialismo identitario”.