Decreto sicurezza, stop del Quirinale all’incentivo per gli avvocati in caso di rimpatrio

Ascolta l'audio
...caricamento in corso...

Il Quirinale avrebbe dato uno stop al decreto sicurezza. Resta alta l’attenzione – e l’attesa – in particolare sull’emendamento che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei Paesi d’origine. Da giorni è attivo il faro del Colle sulla norma, che ha provocato l’allarme delle opposizioni e rilievi critici di alcuni costituzionalisti. Il governo, a quanto si apprende, starebbe lavorando ad un ventaglio di ipotesi per superare l’impasse con il Quirinale sul decreto. In ambienti di maggioranza si è ragionato su un emendamento di modifica alla norma sugli avvocati e gli incentivi per i rimpatri.

Sul tavolo, però, ci sarebbe anche l’ipotesi di un nuovo decreto che si limiterebbe ad abrogare la norma contenuta nel provvedimento sulla sicurezza, e la possibilità di lavorare attraverso decreti attuativi. L’esecutivo è in diretta e continua interlocuzione con il Colle e Montecitorio su questo argomento. E di queste ipotesi dovrebbe aver parlato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nell’incontro avuto con il capo dello Stato Mattarella. La situazione è in itinere e in commissione si attendono le decisioni finali dell’esecutivo per poi procedere.

Intanto le opposizioni alla Camera hanno chiesto la sospensione dei lavori di commissione sul dl Sicurezza per approfondimenti dopo le indiscrezioni che vedrebbero il Colle in allarme per il provvedimento, con il rischio di mancata controfirma del presidente della Repubblica a causa della norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri. Finora, comunque, la maggioranza non è sembrata intenzionata a cambiare la norma, che ha sollevato gli scudi del centrosinistra, degli avvocati e dell’Anm. Ora il provvedimento sarà in aula, alla Camera, per l’ok finale.