Grazia a Minetti, il Quirinale scrive a Nordio: nuove verifiche

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Bufera sulla grazia a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per i processi Ruby-bis (favoreggiamento e induzione alla prostituzione) e Rimborsopoli (peculato). Con un’inusuale lettera indirizzata al ministero della Giustizia, il Quirinale ha chiesto chiarimenti al ministro Carlo Nordio su “supposte falsità” nell’istruttoria che ha poi portato alla firma del presidente Mattarella al provvedimento di clemenza. Il capo dello Stato  vuole che sia fugato ogni dubbio con la massima celerità. Da via Arenula hanno fatto sapere di essersi messi immediatamente a lavoro effettuando gli opportuni accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Il Guardasigilli ha garantito una prima risposta in 24 ore.

La bolla è scoppiata dopo un’inchiesta del “Fatto Quotidiano” che ha snocciolato una serie di elementi non lusinghieri sulla vita attuale di Minetti e avanzando dubbi sulla regolarità dell’adozione di un minore con gravi problemi di salute. Aspetto, quest’ultimo, che sarebbe stato determinante nel via libera alla grazia. In sostanza, secondo il quotidiano, Minetti avrebbe dichiarato il falso nella richiesta di grazia. Decisa la replica di Minetti arrivata dopo qualche ora: “Le informazioni diffuse sono prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare”, ha fatto sapere annunciando iniziative legali.

Il mondo della politica assiste più o meno silenziosamente al caso. Fatta eccezione per qualche esponente dell’opposizione.”Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo”, attacca il Pd con la responsabile Giustizia, Debora Serracchiani.