Strage di Bologna, 46 anni dopo. Mattarella: “Il terrorismo neofascista voleva distruggere la democrazia”

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Bologna si è fermata ancora una volta per ricordare le 85 vittime e gli oltre 200 feriti della strage del 2 agosto 1980, il più grave attentato terroristico dell’Italia repubblicana. A quarantasei anni dall’esplosione che devastò la stazione ferroviaria alle 10.25, la città ha rinnovato il proprio impegno nel custodire la memoria con il tradizionale corteo da Palazzo d’Accursio a piazza Medaglie d’Oro, seguito dal minuto di silenzio nell’ora esatta dell’attentato. Prima della manifestazione, le istituzioni hanno incontrato i familiari delle vittime a Palazzo di Città dove, per la prima volta è intervenuto come presidente dell’Associazione dei familiari Paolo Lambertini, succeduto a Paolo Bolognesi.

Nel messaggio inviato per l’anniversario, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito la strage «un segno profondo inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani», sottolineando come il terrorismo neofascista puntasse a distruggere i valori di libertà, giustizia e democrazia su cui si fonda il Paese. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato quella che ha definito «una delle pagine più buie e drammatiche della storia nazionale», ribadendo la vicinanza del Governo ai familiari delle vittime e assicurando l’impegno dell’esecutivo nel percorso di ricerca della verità sulle stragi che hanno segnato il dopoguerra.

Nel suo intervento, Lambertini ha però richiamato l’attenzione sulle criticità ancora aperte, denunciando la scomparsa di importanti archivi istituzionali e chiedendo piena chiarezza sulla documentazione relativa agli anni delle stragi. Un tema rilanciato anche dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha invitato a riconoscere senza ambiguità la matrice neofascista dell’attentato, così come accertato dalle sentenze definitive. Sulla stessa linea il sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ha ricordato come le più recenti decisioni della magistratura abbiano confermato le responsabilità del terrorismo neofascista, evidenziando anche il ruolo dei depistaggi e delle complicità emerse nel corso delle indagini.

Alla commemorazione hanno partecipato migliaia di cittadini. Presenti anche i familiari di Abderrahim Fakir, il marocchino morto durante un intervento di polizia al Pilastro, in un corteo che ha unito il ricordo della tragedia del 1980 alla richiesta di verità e giustizia per le vicende più recenti.