22 pietre d’inciampo a Schio: sei anni dopo, lo “scandalo” si chiude con una decisione unanime

Schio poserà 22 pietre d’inciampo, a ricordo delle vite di altrettante persone legate al territorio e che sono state uccise nei lager nazisti o segnate per tutta la vita dagli eventi legati a quei fatti violenti. Il via libera definitivo è arrivato nel consiglio comunale ieri sera, 28 gennaio, quando all’unanimità è stata approvata la relazione conclusiva della Commissione consiliare di studio e ricerca sulle pietre d’inciampo, presieduta dalla consigliera Giovanna Deon di Coalizione Civica.

Era fine di novembre del 2019 quando il Consiglio comunale di Schio, respingendo la proposta del consigliere dem Leonardo Dalla Vecchia di porre questo segno di memoria e monito contro le dittature, finì sui giornali e le tv di tutta Italia. Cambiata l’amministrazione, nell’aprile scorso era stata approvata la mozione per la costituzione di una Commissione di studio per la collocazione in Città di alcune pietre d’inciampo. Ieri sera, con oltre sei anni di ritardo, quella ferita trova una ricomposizione, tanto che pure il consigliere Alberto Bertoldo, che allora le definì divisive, ieri sera si è congratulato con la commissione per il lavoro svolto.

Le pietre d’inciampo
Le pietre d’inciampo sono cubetti di 10×10 centimetri con sopra una lastra in ottone che riporta il nome e le date di una persona deportata nei lager nazisti. Fanno parte di un progetto strutturale della Fondazione Gunter Demning e la loro forza, ha spiegato Giovanna Deon nella sua relazione ieri sera, “sta proprio nella loro collocazione, davanti la casa o il luogo di studio, di lavoro o di arresto: luoghi che ci costringono ad inciampare nella Storia e a non essere indifferenti. Ricordano una persona nella sua unicità e rappresentano nel loro insieme un museo diffuso. Oggi sono oltre centomila in tutta Europa”.

Ilvoto unanime per la posa delle pietre d’inciampo

I deportati di Schio
La Commissione scledense – che a detta di tutti i partecipanti ha lavorato con grande rigore e condivisione – ha tratteggiato il contesto storico, grazie al contributo fondamentale di Ugo De Grandis e delle associazioni storiche. Schio durante i venti mesi di occupazione tedesca ha rivestito un ruolo strategico sia da un punto di vista geografico che industriale, un potenziale interamente sfruttato per l’economia di guerra nazista attraverso una massiccia presenza e uno stretto controllo militare. La resistenza civile ha coinvolto a Schio in particolare le fabbriche. “L’episodio repressivo più di feroce – ha spiegato Deon – fu la retata contro il battaglione territoriale Fratelli Bandiera dopo lo sciopero generale dell’ottobre 1944, convocato contro gli stupri sulle operaie del lanificio Cazzola. La retata durò dal 18 al 28 novembre: 30 le persone sospettate che vennero prese e di queste 12, l’11 dicembre del 1944, furono consegnate ai tedeschi come rappresaglia. Con il trasporto numero 115 dell’8 gennaio del 1945 queste 12 persone vennero trasportate a Mauthausen”. Undici di quelle dodici persone, tutte giovanissime, morirono nei lager, alcune anche a ridosso o dopo la Liberazione. Solo una tornò a Schio viva.

27 gennaio 2023 : posa delle pietre d’inciampo a Santa Corona a Vicenza COLORFOTO/ FRANCESCO DALLA POZZA

I nomi
Sono 22 le persone legate a Schio per le quali la Commissione propone di porre, diluite nel tempo, le pietre d’inciampo. Undici sono quelle deportate e uccise nei lager, altre otto sono state deportate in circostanze diverse e le ultime tre sono persone sopravvissute ma che hanno portato i segni di quelle atrocità fino alla morte, oppure si sono distinte per il loro impegno contro il fascismo. Quelle deportate e uccise sono Giovanni Bortoloso (titolare della libreria omonima in piazza Rossi), Andrea Bozzo, Livio Cracco, Italo Galvan, Pierfranco Pozzer (studente universitario solo ventenne), Anselmo Thiella, Vittorio Tradigo, Giuseppe Vidale, Andrea Zanon, Bruno Zordan, Roberto Calearo (residente a Vicenza, era amico di Pozzer e fu arrestato a casa sua: aveva solo vent’anni).
Oltre queste 11 persone, la Commissione ne ha individuare altre 8 arrestate in circostanze diverse, deportate e uccise: Antonio Zucchi, Giovanni Santacatterina, Gregorio Facci, Giovanni Costalunga (queste ultime tre del Tretto), Andrea Azzolini (non ancora ventenne, morì a Gusen), Antonio Rampon (morto a Dachau), Ettore Graziani (scledense d’adozione, è l’unico ebreo della lista ed era capo tecnico della Telve), Federico Indovino (giovane maestro siciliano, insegnante nel circolo didattico di S.Caterina dopo il settembre 1943, morto a 24 anni a Gusen).
Infine, dato che i criteri della Fondazione Gunter Demning consentono anche di posare le pietre d’inciampo in ricordo di sopravvissuti, le ultime tre pietre d’inciampo saranno dedicate a William Perdicchi (unico sopravvissuto del trasporto 115), Girolamo Lompo (così segnato dall’internamento da essere morto suicida nel 1959) e Noemi Pianegonda, staffetta partigiana, arrestata a scuola dalle canossiane a soli 14 anni, grande esempio di coraggio e determinazione che mantenne fino alla morte nel 2021.

I luoghi
La relazione della Commissione – come detto approvata all’unanimità – ha individuato anche i luoghi di posa delle pietre d’inciampo: 14 abitazioni, quattro luoghi di lavoro, quattro luoghi pubblici. Cercati e contattati anche tutti i discendenti per ottenere la loro liberatoria. La proposta prevede ora di dare il via alla fase operativa (che richiede 6-8 mesi) con la richiesta di posa delle pietre d’inciampo alla Fondazione Gunter Demning. L’obiettivo è giungere a una posa graduale (6-7 all’anno) che valorizzi ogni singola vita. Si partirà dal centro cittadino e si proseguirà per centri concentrici verso le zone periferiche, “in un vero e proprio itinerario didattico che diventi strumento di educazione civica e storica”.

A Marano posate tre pietre il 24 gennaio
A Marano Vicentino la cerimonia itinerante di posa di tre pietre d’inciampo è avvenuta sabato scorso 24 gennaio, in ricordo dei cittadini maranesi deportati e periti nei campi di concentramento nazisti: Alessandro Dal Maso, Giovanni Doppio e Giuseppe Gasparin. Le pietre son state poste in via Molette 8 in memoria di Giovanni Doppio, in via Nazario Sauro 7 in memoria di Alessandro Dal Maso, in via Canè 6, vicino all’Ufficio postale, in memoria di Giuseppe Gasparin. Alla cerimonia hanno partecipato le associazioni maranesi e anche l’Istituto Comprensivo, in particolare il Consiglio comunale dei ragazzi.

– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.