Abbattimento alberi all’Ex Lanerossi, diffida di Legambiente. Il Comune: “E’ autorizzato”

Sono iniziati ieri, 20 agosto, a Schio gli abbattimenti dei grandi alberi presenti all’interno dell’area ex Lanerossi in centro, per la quale è stato approvato a giugno il piano urbanistico. Le forze ambientaliste scledensi si sono scagliate contro l’amministrazione comunale. Da un lato Coalizione Civica, che denuncia quello che ritiene uno scempio, specie in tempi di crisi climatica, dall’altro il circolo Legambiente Schio Valleogra che ancora alla viglia di Ferragosto aveva presentato una diffida stragiudiziale a tutela delle specie arboree presenti nel perimetro del piano urbanistico.

La diffida del circolo di Legambiente
Legambiente, a firma del presidente Paolo Bevilacqua, ritiene infatti che l’abbattimento violi i principi di tutela ambientale previsti dall’Articolo 9 della Costituzione (che “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”), l’articolo 5 della Direttiva Europea 147 del 2009 per la conservazione degli uccelli selvatici e, infine, la Legge 157 del 1992 sempre in materia della fuana nidificante, “nonchè le prescrizioni di tutela morfologica e ambientale previste dagli strumenti urbanisitici del Comune di Schio per i complessi di archeologia industriale”. E chiede quindi di attendere almeno le controdeduzioni alle osservazioni al piano urbanistico presentate da Legambiente stessa.

La risposta del Comune
Da parte sua, il Comune spiega che la tutela delle alberature dell’ex Lanerossi “si intreccia con il percorso di bonifica ambientale già avviato nell’area della Fabbrica Alta” e cerca di chiarire il quadro tecnico e amministrativo e spiegare quali esemplari potranno essere preservati.
Il punto centrale riguarda la distinzione tra l’iter urbanistico del Pua e quello della bonifica ambientale. “Il primo  – scrive in una nota – è stato adottato e ha appena concluso la fase riservata alla presentazione delle osservazioni, che saranno ora istruite dagli uffici e successivamente sottoposte al Consiglio comunale nell’ambito del percorso verso l’approvazione definitiva. Tra queste, figura, appunto, anche l’osservazione dedicata alla tutela del patrimonio arboreo. La bonifica segue invece un procedimento autonomo ed è già stata approvata in Conferenza dei Servizi con Provincia di Vicenza, Comune di Schio, Ulss e Arpav quale riferimento tecnico. E sulla questione già nel 2024 il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità l’individuazione del perimetro funzionale alla bonifica, proprio per consentire l’avvio dell’iter senza attendere la conclusione del procedimento urbanistico”.

Da qui la posizione del Comune rispetto alla diffida: le attività di bonifica sono sostenute da un procedimento autorizzativo già concluso e la proprietà ha titolo per eseguirle. Pertanto, un provvedimento del sindaco che ne imponesse la sospensione, al di fuori dei presupposti previsti dalla legge, rischierebbe di interferire con un procedimento amministrativo legittimo.
Il nodo riguarda soprattutto le caratteristiche tecniche dell’intervento di bonifica. “Il progetto di bonifica approvato in Conferenza dei Servizi  – aggiunge la nota – prevede la messa in sicurezza permanente dei terreni contaminati, attraverso il loro isolamento e il successivo riporto di uno strato di terreno agrario di circa cinquanta centimetri / un metro. Questa soluzione risulta incompatibile con la conservazione della maggior parte degli alberi adulti presenti nell’area. L’innalzamento del piano di campagna finirebbe infatti per coprire il colletto delle piante, compromettendone nel tempo le condizioni fitosanitarie e la stabilità”.

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Anche l’eventuale soluzione alternativa, basata sull’asportazione del terreno contaminato, presenterebbe la stessa incompatibilità: gli scavi necessari alla bonifica coinvolgerebbero gli apparati radicali degli alberi.
Il Comune precisa, tuttavia, che “la necessità di intervenire non si traduce nell’abbattimento indiscriminato di tutte le alberature. Le verifiche tecniche distinguono infatti tra gli esemplari spontanei cresciuti dopo l’abbandono dell’area industriale, spesso sopra vecchie pavimentazioni o in condizioni non idonee, e alcune piante ornamentali originariamente messe a dimora in aiuole. Per queste ultime la maggiore altezza del colletto rispetto al piano circostante potrebbe consentire di conciliare la bonifica con la loro conservazione.  Sugli esemplari potenzialmente conservabili saranno effettuati approfondimenti strumentali per verificarne condizioni, stabilità e sicurezza. In particolare, due cedri ibridi, risultano già compatibili con la conservazione, mentre per un pino domestico saranno gli accertamenti tecnici a stabilire la possibilità di mantenerlo nel futuro assetto dell’area”.

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