“Birre alle 20.01”: Arcadia “provoca” contro l’ordinanza. Marigo: “Grande delusione”

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Una birra stappata alle 20.01 come gesto simbolico al grido di “la vostra ordinanza non placherà la nostra sete”, una piazza come luogo di incontro e un messaggio politico chiaro: difendere gli spazi della socialità urbana. È stata questa la provocazione messa in scena ieri sera dal Centro Sociale Arcadia per contestare l’ordinanza comunale che da una settimana ha cambiato il volto delle serate in alcune aree del centro storico di Schio.

L’iniziativa, annunciata nei giorni scorsi attraverso un appello pubblico e poi concretizzata in piazza del Bao, nasce dalla contrarietà del collettivo a un provvedimento che impone la chiusura alle 20 di alimentari, minimarket ed esercizi di vicinato situati nelle zone interessate e vieta la vendita di alcolici negli stessi esercizi. Una misura firmata dalla sindaca Cristina Marigo e destinata a restare in vigore almeno fino al 26 novembre, con particolare riferimento alle criticità registrate negli ultimi mesi in piazza Almerico da Schio, via Romana Rompato e via Capitano Sella.

Per Arcadia, tuttavia, il tema non riguarda semplicemente gli orari commerciali, ma il significato stesso dello spazio pubblico. Nel testo diffuso prima dell’iniziativa, il collettivo sostiene che gli assembramenti e il rumore siano una conseguenza naturale della vita di relazione, ricordando come piazze e parchi siano tradizionalmente luoghi d’incontro. Una riflessione che si allarga a una questione più ampia: il progressivo spopolamento dei territori di provincia e la difficoltà di trattenere i giovani, spesso attratti dalle opportunità offerte dai grandi centri urbani. Secondo Arcadia, gli alimentari aperti nelle ore serali rappresentano uno dei pochi presìdi accessibili di socialità insieme a bar e locali: “In un mondo che spinge verso l’isolamento, continuiamo a vivere la città”, recitava l’appello con cui il collettivo invitava cittadini e simpatizzanti a ritrovarsi per una birra collettiva e bibite varie alle 20.01, un minuto dopo l’entrata in vigore delle limitazioni.

Una lettura diametralmente opposta a quella dell’amministrazione, che difende la necessità dell’ordinanza come risposta a una situazione giudicata ormai insostenibile. La sindaca Cristina Marigo non ha nascosto infatti il proprio disappunto una volta appresa la manifestazione organizzata da Arcadia. “Sono rimasta veramente stupita da questa manifestazione contro l’ordinanza sindacale” ha dichiarato la prima cittadina, ricordando come il provvedimento non sia nato da una scelta personale ma sia stato condiviso nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Marigo ha richiamato in particolare le problematiche registrate nelle aree indicate dall’ordinanza, soprattutto in piazza Almerico da Schio.

La sindaca ha parlato di una presa di posizione che, a suo giudizio, rappresenterebbe “una totale mancanza di rispetto” non solo verso l’istituzione che ha adottato il provvedimento, ma soprattutto verso i residenti delle zone interessate. “Quell’ordinanza è stata pensata per i cittadini che quell’area la vivono ogni giorno” ha sottolineato, accusando il collettivo di portare avanti una contestazione fine a sè stessa e manifestando una “grande delusione” per un’iniziativa che, secondo il Comune, ha comportato solo un ulteriore impiego di forze dell’ordine. E alla polemica si è aggiunta anche la voce dell’opposizione di centrodestra. A intervenire è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni, che da un lato ha ricordato come il diritto di critica e di manifestazione resti pienamente legittimo, ma dall’altro ha evidenziato come, a suo avviso, negli anni non siano mancati episodi riconducibili ai collettivi che hanno oltrepassato “i limiti della legalità e della civile convivenza”.

Ma nel mirino di Cioni, però, non c’è soltanto Arcadia. Le critiche si concentrano soprattutto sull’amministrazione comunale e sulle scelte compiute negli ultimi anni nei rapporti con l’associazione Agorà, soggetto formalmente legato all’utilizzo degli spazi frequentati dagli attivisti. Il consigliere di opposizione chiede chiarimenti sulla riduzione del canone di locazione, sulle modalità con cui è stato predisposto il bando per l’assegnazione del capannone di via Lago di Tovel e sulla gestione di alcuni immobili di via Manin utilizzati dai collettivi: “Non si può oggi manifestare stupore e amarezza senza fare i conti con le decisioni amministrative assunte negli anni”, sostiene in sintesi il capogruppo di Fratelli d’Italia, secondo cui il significato politico della vicenda va valutato alla luce delle scelte concrete compiute durante il mandato amministrativo e non soltanto delle dichiarazioni rilasciate nel pieno della polemica. La vicenda, intanto, continua a dividere. Da una parte, maggioritaria, chi vede nell’ordinanza uno strumento necessario per restituire tranquillità ai residenti dopo mesi di segnalazioni per schiamazzi, liti e disturbi notturni. Dall’altra chi teme che la risposta finisca per colpire quegli spazi informali di aggregazione. E proprio attorno a questa contrapposizione si gioca oggi il confronto politico: sicurezza e quiete pubblica da una parte, diritto alla socialità e vitalità degli spazi urbani dall’altra. Una discussione che, a Schio, sembra essere appena iniziata.

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