“Il silenzio non protegge”: il grido dei genitori dopo l’orrore del nido di Magrè. Il 16 una camminata

Ci siamo sentiti soli”. A dirlo sono una parte dei genitori, e delle mamme in particolare, i cui figli e figlie sono stati vittime, un anno fa, del caso di maltrattamenti su minori all’asilo nido privato “Primi Passi” di Magrè di Schio. Fatti documentati dalle telecamere messe dai carabinieri dopo la segnalazione di una ex collaboratrice.

Le indagini documentarono parecchi casi di bambini strattonati, insultati, picchiati, lasciati al freddo all’esterno della scuola in punizione: 16 i piccoli di cui c’è documentazione visiva, sconvolgente, dei maltrattamenti, tutti bimbi e bimbe fra i pochi mesi e i tre anni. Una vicenda che allora la sindaca di Schio Cristina Marigo definì “agghiacciante”.

Cronaca di una ferita aperta: dai video shock agli arresti
I militari dell’Arma, guidati dal comandante Francesco Grasso, posero fine il 14 maggio dell’anno scorso, irrompendo nella struttura e arrestando in flagranza di reato Giada Deganello, allora 28enne di Marano, e Francesca Corrà, 29enne di San Vito di Leguzzano. Erano loro, titolari dell’attività ed educatrici, le due persone riprese in quei video. Le due donne sono assistite dagli avvocati Andrea Massalin e Fausto Taras e successivamente ai fatti hanno ceduto le quote della società e nel nido è subentrata un’altra gestione. A fine luglio dell’anno scorso la Procura (titolare dell’inchiesta il procuratore aggiunto Giorgio Falcone)  ha chiuso le indagini: fu solo allora che i genitori poterono visionare i video e fu un vero e proprio trauma per molti di loro.

Magrè, arrestate due maestre di un asilo nido privato per maltrattamenti

Un “trauma sospeso”: il 16 maggio una camminata simbolica
Si tratta di una ferita ancora aperta, un trauma sospeso per una parte delle quaranta famiglie che lì portavano i loro piccoli. Al di là della vicenda giudiziaria, infatti, ci sono state e ci sono ancora criticità da un punto di vista sociale e comunitario. Tanto che un gruppo di genitori, in occasione dell’anniversario, ha organizzato per sabato 16 maggio una camminata simbolica per questi bambini e bambine. Papà e mamme coinvolti vogliono infatti far sentire la loro voce, “contro ogni violenza sui più piccoli, per difendere i diritti dei bambini, per chiedere rispetto, sicurezza e attenzione”. Il punto di ritrovo, alle 10, è fissato davanti alla chiesa di San Benedetto a Magrè, l’arrivo in piazza Statuto davanti al Municipio. E la scelta dei luoghi, ovviamente, non è casuale.
La camminata è aperta a tutti sotto lo slogan “il silenzio non protegge, la comunità sì”. Perché queste famiglie non si sono sentite sostenute, si è lasciato passare quanto avvenuto come un fatto privato, sia da un punto di vista operativo che psicologico. “Quando abbiamo ritirato i nostri bambini e le nostre bambine da quel nido – raccontano alcune mamme che preferiscono rimanere anonime a tutela dei loro piccoli – ci sia trovati dalla sera alla mattina a cercare un’altra struttura che potesse accogliergli, a maggio, con l’anno scolastico sulla via della conclusione. Per fortuna alla fine qualche struttura ha aperto le porte”. Ancor più pesanti sono stati però gli aspetti psicologici a non aver trovato contenimento sociale: a distanza di un anno queste mamme dopo aver visto cosa hanno subito i loro bambini e bambine, sono sopraffatte dall’ansia, dormono poco, piangono spesso, hanno rabbia ma anche sensi di colpa. Vedere il proprio figlio strattonato, lanciato a terra, offeso, le mantiene in un trauma sospeso, per il quale servirà la conclusione del processo, e un lungo tempo di rielaborazione. Per questo hanno sentito la necessità di farsi seguire da psicoterapeuti, così come i bambini più grandi (per i più piccoli la terapia non è fattibile).

Istituzioni assenti: “Siamo stati lasciati soli”
E le istituzioni? Non pervenute: né il Comune, né il servizio infanzia e adolescenza dell’Ulss 7 Pedemontana. Una generale sottovalutazione della tempesta psicologica attraversata da queste famiglie. Eppure, nei casi di segnalazioni di maltrattamenti su minori normalmente c’è una collaudata procedura di presa in carico del minore e della famiglia, che però in questo caso non è stata presa in considerazione. “Nell’Ulss 8 Berica – dicono le mamme – in situazioni simili questo avviene. Noi, invece, siamo stati costretti ad andare in terapia privatamente”. Eppure, è lampante che i disagi che presentano somigliano a quello dei disturbi da stress postraumatico, che richiedono un trattamento e una elaborazione, sia nei bambini che nei genitori. “Fino a quando non ho visto le brutali immagini dei video – spiega una mamma con le lacrime agli occhi – ho rimosso e ho lasciato il piccolo in quell’asilo, pensando non mi toccasse. Ma quando a luglio ho visto cosa gli avevano fatto, sono rimasta scioccata. A distanza di un anno mi sento ancora completamente dentro a un trauma attivo: per fortuna ci stiamo sostenendo a vicenda”.

“Una camminata perchè non succeda mai più”
“Da un lato – spiega un’altra mamma – abbiamo sentito tradita la fiducia riposta in quelle educatrici a cui avevamo affidato quello che ci è di più caro, dall’altro quella aggressività ci ha traumatizzate”. “E poi ci sono i sensi di colpa – fa eco una terza – per non esserci accorte di quello che accadeva dentro quelle mura. Per questo abbiamo deciso, in corrispondenza con l’anniversario, di sensibilizzare la cittadinanza e tenere alta l’attenzione affinché situazioni simili non si ripetano mai più. Ci è crollato addosso tutto il sistema di valori e di cura che credevamo scontato. Per questo sentiamo il bisogno di condividere con la cittadinanza quello che ci è successo e di fare rete”.
“Quello che hanno subito i nostri bimbi e le nostre bimbe – aggiunge un’altra mamma – è una forma di bullismo reiterato e intenzionale, un vero e proprio modus operandi. Per questo sarebbero importanti misure a sostegno delle famiglie che subiscono situazioni del genere. Il nostro primo compito è preservare i nostri figli e le nostre figlie dalla nostra ansia, dallo stress, dai nostri pianti, dalle notti insonni, dalla nausea che ci è presa quando abbiamo realizzato quanto accaduto. Da un lato non possiamo lasciarci andare, dobbiamo dare loro serenità, ma allo tempo stesso dobbiamo prenderci cura di noi stesse, essere forti per loro. Per questo è importante che la comunità ci sia”.

Maltrattamenti all’asilo nido, chiuse le indagini: contestati offese, schiaffi e spintoni

– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.

Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.