Rievocazione e mostre celebrano il Novegno, la montagna che fermò la Strafexpedition

C’è una montagna che domina silenziosa la Val Leogra e la pianura vicentina, ma che nella memoria collettiva è rimasta troppo a lungo in ombra. È il Monte Novegno, “l’ultimo monte” per gli austriaci, il Letzer Berg, dove nel giugno del 1916 si consumò uno degli snodi decisivi della Grande Guerra sul fronte italiano.
Una battaglia feroce, che contribuì a fermare la Strafexpedition e a salvare la pianura veneta, ma che la storia ha spesso lasciato ai margini. Oggi, a 110 anni da quei giorni, Schio torna a guardare a quella cima con occhi diversi, recuperando una memoria che è insieme identità e responsabilità collettiva. Nel pieno dell’offensiva austro-ungarica — partita il 15 maggio 1916 con l’obiettivo di sfondare verso la pianura – il Novegno appariva agli strateghi nemici come l’anello debole. Tra il 12 e il 13 giugno le truppe del XX Corpo, forti di un imponente supporto d’artiglieria, scatenarono l’attacco contro il Monte Giove e le linee italiane.
A difendere quelle posizioni, sotto una pressione costante, furono alpini, fanti e volontari: il Battaglione Natisone, la Brigata Ancona, il Battaglione Clapier. Due giorni di resistenza durissima, pagati a caro prezzo – 58 ufficiali e quasi 1.400 soldati fuori combattimento – ma decisivi per l’esito della battaglia. La 35ª Divisione del generale Petitti di Roreto riuscì a reggere l’urto e a impedire lo sfondamento. Il 16 giugno, l’ordine austro-ungarico di sospendere l’offensiva segnò il fallimento della Strafexpedition.

Eppure, nella narrazione storica, il Novegno è rimasto in secondo piano, oscurato dal più celebrato Pasubio: “Il Monte Novegno è parte della nostra identità, un luogo che custodisce una memoria ancora viva e preziosa – sottolinea la sindaca di Schio, Cristina Marigo – celebrare il 110° anniversario di quei giorni del giugno 1916 è un modo per onorare il coraggio di chi ha combattuto su queste vette e per assumerci la responsabilità di trasmettere quella memoria alle generazioni future. Il Novegno appartiene alla storia d’Italia, ma appartiene prima di tutto a Schio”.
A lavorare da anni perché questa pagina non venga dimenticata è l’Associazione IV Novembre, che ha costruito nel tempo un percorso di valorizzazione storica e civile. “Studiare il nostro passato è un segno di responsabilità – afferma il presidente Giorgio Dall’Igna – raccontarlo poi ai nostri giovani è un impegno culturale e civile. La storia degli avvenimenti e degli uomini che li hanno resi possibili rappresenta un dovere e un insegnamento”.
Per il 110° anniversario, la rievocazione assume un respiro internazionale e un carattere immersivo: “Questa memoria dei fatti vedrà un’edizione del tutto speciale, con ospiti internazionali e presenze istituzionali – aggiunge Dall’Igna – il percorso che dalla Busa Novegno, passando per Cima Alta, raggiunge Forte Rivon sarà animato da 80 rievocatori italiani, austriaci, sloveni e tedeschi: un evento di altissimo richiamo, pensato per accompagnare i partecipanti in un’esperienza evocativa dei percorsi e degli eventi storici di 110 anni fa”.
L’appuntamento è per domenica 21 giugno, dalle 9 alle 16. Lungo il tracciato tra Busa Novegno, Cima Alta e Forte Rivon, gruppi guidati partiranno ogni 15 minuti accompagnando i visitatori dentro la storia. Nelle caverne, le voci di Ungaretti, Saba, Lussu ed Hemingway restituiranno – tra parole, immagini e musiche – la dimensione più intima e dolorosa della guerra. Accanto alla rievocazione, anche la mostra alla Caserma Cella, “Luci dal Fronte”, e le celebrazioni del 4 novembre, a completare un calendario che mette al centro la memoria come bene vivo. Perché il Novegno non è solo una montagna. È una storia rimasta troppo a lungo in silenzio – e che oggi, finalmente, torna a farsi sentire.
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