San Stino di Livenza, 17enne uccide la zia, la porta in carriola sull’argine e la getta nel canale

Shock a San Stino di Livenza (Venezia), dove un ragazzo di quasi 18 anni (italiano) ha accoltellato e ucciso la zia, insegnante delle scuole medie di 53 anni, poi l’ha caricata su una carriola e ne ha gettato il corpo in un torrente.
Il giovane ha confessato durante la notte messo alle strette dal magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il pubblico ministero ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. A scatenare la reazione dell’adolescente sarebbe stato un un rimprovero. L’allarme per la scomparsa della donna era stato lanciato sabato pomeriggio 13 giugno da un’amica che non riuscita a mettersi in contatto con le da oltre 48 ore: da giovedì dopo pranzo il cellulare suonava a vuoto. Ieri, dopo l’ennesimo tentativo di chiamata senza esito, spiega l’Ansa, l’amica è andata a casa della donna e non trovandola ha allertato i parenti e i carabinieri di San Stino.
I militari dell’Arma nella legnaia avrebbero trovato evidenti tracce di sangue e aver messo sotto torchio il nipote. Nel corso di un lungo interrogatorio notturno, in ragazzo ha poi confessato, spiegando che l’arma del delitto – probabilmente un lungo coltello da cucina – sarebbe stata gettata nel canale Malgher assieme alla vittima. Per trasportarla il 17enne avrebbe usato una carriola. Ora nel canale sono in corso le ricerche del cadavere e dell’arma del delitto. Il ragazzo avrebbe un polso fratturato e varie ferite, tutte superficiali. Lo apprende proprio l’Ansa da fonti vicino alle indagini. A causare i traumi e le ferite potrebbe essere stata una presunta colluttazione avuta con la zia.
Liti in famiglia
Il delitto, secondo gli elementi emersi finora, maturerebbe all’interno di un quadro più complesso di dissidi familiari, che avrebbero radici lontane nel tempo. Al centro vi sarebbero anche questioni legate alla gestione del patrimonio familiare, sul quale il ragazzo avrebbe avanzato pretese. Di particolare importanza, per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri, i carabinieri starebbero raccogliendo le testimonianze degli altri componenti della famiglia. Zia e nipote vivevano nello stesso stabile, una grande abitazione che consentiva ai due nuclei familiari (il padre del reo confesso è fratello della vittima) di mantenere una certa autonomia. La donna viveva sola e non aveva figli, insegnava nelle locali scuole secondarie di primo grado.
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