Busin racconta la Lega dopo il Nord: “Zaia la mia più grande delusione”

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C’è stato un momento in cui la Lega ha smesso di essere il “sindacato del Nord” per trasformarsi nel partito di Matteo Salvini. Un paradosso che racconta che la Lega è ancora viva ma, allo stesso tempo, che il riferimento politico per Veneto e Lombardia non esiste più. Le tensioni interne sono cronaca di questi giorni: dall’addio del vicentino Erik Pretto al fallimentare vertice per il vice segretario, con i governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga messi all’angolo. Per capire dove stia andando la Lega siamo andati da chi è sceso dal carro molto prima. Filippo Busin, 58 anni, imprenditore ed ex parlamentare di Zanè, traccia un’analisi lucida e senza sconti, a partire dal ruolo del Doge: “Alle ultime elezioni Zaia ha salvato Salvini e il partito gratuitamente. Un salvataggio che ha chiuso definitivamente il capitolo Nord”.

Busin, a Roma dal 2013 al 2018. Federalista convinto, senza più un riferimento politico. Come si schiera?
“Io sono un liberale democratico, non sono affatto di estrema destra. Ero nella Lega perché rappresentava il ceto produttivo, quella compagine di cui faccio parte, che vive di lavoro e non di sussidi. Ci credevo. Sono un federalista, autonomista, magari pure secessionista. La bandiera che mi fa battere il cuore è quella del Veneto”. 

E’ cambiato lei o è cambiata la Lega?
“E’ cambiata la Lega, Salvini l’ha trasformata a suo servizio e ha abbandonato il progetto per il nord. Da Lega Nord è diventata Lega Salvini Premier, un partito di estrema destra e personalistico, quindi lontano dalla mia sensbilità. Mi sono messo contro Salvini quando era al suo apice e mi sono precluso ogni spazio. La Lega non è come il Pd, dove si può discutere e fare osservazioni anche contro il leader. In Lega non si può discutere, si accetta e basta. Sono stato emarginato e isolato e con minore possibilità di fare politica”.

Però lei ci ha guadagnato mentre era a Roma…
“Ho sempre pagato tutto e non sono mai uscito dal partito mentre ero in Parlamento. In termini di guadagno è relativo. Parlando della Lega, si incassano oltre 11 mila mila euro al mese, quasi la metà va al partito e vitto e alloggio sono a carico del deputato. Per una persona che non ha mai lavorato prima, vedi Luigi Di Maio o altri che non hanno mai fatto una dichiarazione dei redditi, sono tantissimi soldi. E’ pacchia pura. Ma per un imprenditore, se consideri il tempo che sottrai alla tua azienda, può essere che ne perdi. L’attività di un politico non è pagata troppo. Un politico ha grandi responsabilità, se fa bene il suo lavoro deve essere pagato. Deve andare a Roma, cosa che molti non fanno, deve lavorare. Il lavoro va pagato in base anche alle responsabilità. I sindaci, ad esempio, sono pagati troppo poco”.

Però nelle uscite di scena i soldi c’entrano sempre.
“Non nel mio caso. Un collega si lamentava, a ragione, del fatto che ci sono certe nomine politiche remunerate molto di più di un parlamentare che non versano nulla al partito per merito del quale sono stati nominati. Anch’io sono stato attaccato da persone che dicevano fossi invidiabile e inutile, ma non si erano documentati su quello che avevo fatto. Nel caso della Ponte di Messina SpA c’è chi guadagna oltre mezzo milione all’anno per non fare nulla. Ci sono dipendenti della Camera e del Senato, senza contare quelli dei ministeri o dell’Onu, che prendono più di un deputato. La mangiatoia è grande, deputati e senatori sono il problema minore”.

Come fa la gente comune a capire se la politica funziona o no?
“La gente valuta se sta bene o sta male, la percezione del funzionamento o meno della politica è questo. Per quanto riguarda l’operato dei politici, dovrebbero essere i partiti a giudicare l’operato della classe politica lontana dagli elettori. Con i partiti seri questo funziona, ma se i partiti non esistono più diventa impossibile. La nostra è una democrazia indiretta, funziona attraverso la delega, noi deleghiamo i segretari dei partiti a fare queste valutazioni e selezioni. Togliere il finanziamento pubblico ai partiti e in generale il finanziamento ha avuto effetti deleteri, ha indebolito i partiti da un lato e dall’altro ha consegnato ai segretari un potere assoluto, tanto che i parlamentari vengono nominati non votati”.

Le manca essere in un partito?
“Mi è dispiaciuto non poter concludere il mio percorso politico. Me la sono giocata male perché ho seguito le emozioni. Se fossi stato lì avrei potuto fare anche il ministro, perché in Lega non ci sono molte persone preparate in campo economico. In materia finanziaria io ero uno dei più preparati, in questo senso ho un rimpianto. Ma non avrei potuto supportare una persona che non stimo (Salvini, n.d.r.). Il mio percorso è stato assolutamente lineare”.

Cosa ne pensa della situazione in Veneto nel dopo Zaia?
“Zaia è stato la mia più grande delusione alle ultime regionali. Anche Erik Pretto è esploso lì. Alberto Stefani è un uomo di Salvini. Quando è stato nominato Alberto Stefani, Zaia avrebbe dovuto impuntarsi per mettere un suo uomo, tipo Roberto Marcato, Manuela Lanzarin o Elisa De Berti, qualcuno con una fede federalista forte. Gli era stato chiesto e gli sarebbero andati dietro tutti perché nessuno avrebbe avuto il coraggio di mettersi contro Zaia. Invece ha fatto il gioco di Salvini fino in fondo, gli ha portato voti gratis, senza avere nulla in cambio, e ha salvato la Lega che senza di lui sarebbe crollata in modo disastroso”.

Non pensa bene di Zaia… Cosa farà il Doge nel futuro secondo lei?
“Zaia è una brava persona ma non ha coraggio. Ogni volta che avrebbe potuto prendere in mano la situazione e ottenere un risultato a favore degli elettori, ha preferito accucciarsi dicendo ‘signor sì’ a Salvini per salvare se stesso. Politicamente non ha spessore né idee. Oggi fa il Roberto Baggio della politica, si mantiene puro su Facebook con post e messaggi di promozione fine a sè stessa, ma ha perso il treno per incidere davvero. Salvini non gli darà mai un ruolo a Roma, né in altri contesti. E’ nella fase dell’ex che vuole mantenersi puro in attesa di qualcosa, ma non so di cosa, perché dalla Lega non avrà più nulla. Al massimo può accreditarsi come leader del centro destra, una carta formidabile e molto meglio di Giorgia Meloni, perché la sua popolarità è intatta. Ma non credo abbia il coraggio, per cui lo vedo destinato a fare post e poco altro. Come politico non riuscirà ad incidere né a portare risultati, politicamente non ha nessun tipo di spessore e di idee. Combatte solo per sé stesso. Non ha un suo uomo, né un gruppo di riferimento”.

Busin, lei è stato assessore a Zanè e Thiene. Non pensa di candidarsi sindaco?
“Mi piacerebbe ma per chi ha un’attività come la mia è impossibile. Non ho il tempo e non assolverei i miei compiti. Se uno vuole fare il sindaco seriamente deve essere in pensione, o mettersi in aspettativa. Il sindaco ha delle responsabilità pazzesche, anche come capo della Protezione Civile, in un comune delle dimensioni di Thiene non si può fare il sindaco come secondo lavoro. I miei progetti sono di fare l’imprenditore e farlo bene. Voglio lasciare un’azienda sana, ben organizzata e strutturata che sopravviva anche a me, che faccia anche bene al territorio. Se crei ricchezza la crei anche per il territorio. Il ruolo dell’impresa è creare ricchezza”.

Cosa fa lei oggi e che progetti ha per il futuro?
“Al momento faccio zero a livello politico, tengo la passione. Devo seguire la mia azienda. Dò una mano a qualcuno, ma non sono attivo. In politica o sei dentro o sei fuori. E’ una cosa impegnativa e devi scendere in campo, non puoi stare in tribuna. Rimango un federalista e autonomista. Seguo la politica italiana e auspico uno scossone. A me piace molto Javier Milei, il presidente dell’Argentina. Un po’ pazzo ma è un economista vero, è docente universitario. Ha preso in mano il suo paese dicendo chiaramente che sarebbero state lacrime e sangue. Ora debito pubblico e povertà sono in calo. Stanno investendo in nuove tecnologie e nuove frontiere. Matto fin che vuoi, ma i numeri gli danno ragione. Per chi capisce qualcosa di economia sa che questo era l’unico sistema. L’Italia non è in una situazione così grave, perché l’Italia è un paese industriale agganciato all’Europa. Ma uno scossone, per quanto riguarda il lato economico, starebbe bene anche qui. Un politico serio deve ricordare una cosa prima di tutto: al popolo non bisogna dare quello che chiede, ma quello che gli serve”.

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