Riqualificazione ex Lanerossi, Coalizione Civica: “Cementificazione e rischi ambientali”

Tiene banco a Schio il confronto politico sul piano urbanistico per l’area ex Lanerossi in centro, acquisita nel 2022 dalla famiglia Cestaro. Una vasta area alle spalle della Fabbrica Alta e che occupa lo spazio fra via Maraschin e via Rovereto-via Pasubio. Un pezzo di Schio enormeo spazio enorme che, se in passato ha fatto la storia della città, da decenni è in stato di abbandono totale. Un vero e proprio “buco nero urbanistico” in centro alla ex Manchester d’Italia, il cui recupero è stato presente nei programmi elettorali di qualsiasi forza politica nel diverse tornate amministrative.
Dal 2013 la Fabbrica Alta è diventa proprietà del Comune di Schio, mentre il fallimento nel 2021 della società Aree Urbane ha portato, l’anno successivo, all’acquisto dell’area da parte della famiglia Cestaro con la società M2 Immobiliare, che ha acquisito gran parte di beni oggetto della procedura fallimentare. Una scelta che difficilmente si può definire solo commerciale, se si pensa alla complessità delle operazioni di bonifica e rigenerazione che richiede il complesso di edifici diroccati e sterpaglie che oggi è l’ex Lanerossi.
L’adozione del Piano urbanistico attuativo
L’8 giugno scorso il consiglio comunale di Schio ha adottato il Pua, il Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa privata in variante al Piano degli Interventi. È un piano per un’area di 109 mila metri quadrati e prevede costruzioni per 150 mila metri cubi (una sforbiciata di un quarto rispetto ai 204 mila previsti dal Piano degli Interventi), che sarà finalizzata alla costruzione di un grande ipermercato da cinquemila metri quadrati, un parcheggio da 8.800 e un grande parco urbano a uso pubblico da 20 mila metri quadrati, nonché bonifiche, demolizioni, una nuova viabilità e percorsi lungo la roggia. Resta poi da definire la destinazione e l’intervento in tutta l’area rimasta pubblica, che comprende non solo la Fabbrica Alta, ma anche altri edifici.

Soddisfatta dell’adozione del piano la sindaca Cristina Marigo: “Si possono fare delle valutazioni insieme ma l’area è privata ed è un piano privato. Il piano che riguarda le aree condivise, che sono pubbliche, sarà condiviso. E’ necessario essere in linea con lo sviluppo dell’intera area e anche per la zona della centrale si possono fare delle valutazioni, considerando anche la possibilità di collaborare con i privati. Lo sviluppo dell’area deve tener conto della storia e della coerenza di ciò che viene realizzato, c’è la volontà di condividere il piano di sviluppo dell’area e ricordiamo che è una zona che ha necessità di rigenerazione urbana. Trovare un soggetto privato che affronti un piano di bonifica così costoso e incerto è importante ed è per noi di sprono per pensare a quell’area della città in modo diverso rispetto a quanto fatto in passato”.

Il voto delle opposizioni
Se da un lato la maggioranza del consiglio comunale di Schio ha votato infatti a favore dell’adozione del piano urbanistico, dall’altro lato le opposizioni hanno sollevato forti dubbi non tanto sui suoi contenuti, quanto sui modi dell’intervento e punta ora sulle osservazioni al piano, che potevano essere presentate entro lo scorso 11 agosto. Fratelli d’Italia, Pd, Gruppo misto hanno votato a favore, riconoscendo l’importanza del recupero di un buco nero nell’urbanistica della città ma richiamando l’amministrazione a governare la trasformazione in atto. “La vera sfida inizia ora e riguarda la parte pubblica dell’intervento” ha sottolineato Fratelli d’Italia, che contesta all’amministrazione comunale la mancanza di “una linea di indirizzo sul futuro del patrimonio storico di proprietà del Comune che, oggettivamente, è anche la parte più problematica da recuperare non solo in termini di costi”. Del medesimo tenore la posizione delle altre opposizioni, ad eccezione di Coalizione Civica Schio, l’unica lista ad astenersi sollevando forti dubbi e invitando successivamente i cittadini a riflettere sull’impatto ambientale in termini di cementificazione, bonifica e capacità di assorbimento dell’acqua in caso di piogge. La lista ha annunciato anche per settembre un incontro pubblico.

Le critiche di Coalizione Civica
“Il piano urbanistico che coinvolge l’area ex Lanerossi in centro storico si profila come il progetto più importante, da molti anni a questa parte, per la nostra città, con profonde ricadute nel nostro futuro collettivo”, commentano da Coalizione civica, che pone alla base della sua posizione le questioni che riguardano i cittadini: “Il progetto prevede la costruzione in centro storico di un ennesimo grande supermercato, delle dimensioni dell’IperCoop, e di un grande parcheggio. Inoltre verrà fatta una bonifica in economia che prevede la semplice copertura del terreno mediante un telo impermeabile e uno strato superficiale di terra, una tecnica tipica delle discariche”.
Ascolta “L’urbanistica e le opere pubbliche a Schio, con l’assessore Michele Lain” su Spreaker.

In consiglio comunale la sindaca Marigo aveva auspicato un sì all’unanimità, ma invece del “via libera” da Coalizione Civica è arrivata la promessa di presentare osservazioni coinvolgendo la cittadinanza e diverse realtà del territorio nella segnalazione di “criticità evidenti”. “Promuoveremo a settembre un grande momento pubblico di discussione – dicono – perchè il progetto presenta aspetti che riteniamo profondamente problematici. In un’operazione di questa portata, l’interesse pubblico dovrebbe essere centrale e ben riconoscibile, invece qui appare marginale rispetto a quello privato”.
Fotoreportage dalla fabbrica dimenticata: ex Lanerossi nel degrado, tra rovi e sporcizia
Gli interventi
“Cementificando ancora – aggiunge Coalizione Civica – si va in direzione contraria a quanto sta avvenendo in Europa e anche in molte città italiane dove, per contrastare gli esiti nefasti del cambiamento climatico che stiamo sperimentando sulla nostra pelle, si predilige la logica della depavimentazione. Il depaving è sempre più al centro delle politiche urbanistiche, semplicemente perché dove c’è una vasta area di cemento la temperatura aumenta di 4 gradi. Ha senso costruire nel centro della nostra città un altro enorme parcheggio, della grandezza maggiore di un campo di calcio e mezzo?”.

La bonifica
“In un’area ex industriale, come quella in questione, una bonifica ottimale chiederebbe di scavare almeno il doppio di quello che il Piano Operativo di Bonifica ha previsto, invece si prevede una soluzione al ribasso, con la semplice copertura del terreno mediante un telo impermeabile e uno strato superficiale di terra, una tecnica tipica delle discariche – aggiungono le due consigliere Erica Marconato e Giovanna Deon, sostenute anche dal consigliere regionale Carlo Cunegato -. È una scelta che solleva dubbi ambientali, paesaggistici e anche rischi idraulici; l’acqua non scenderà nelle falde e, nel caso di allagamenti dovuti a precipitazioni eccezionali, questo potrebbe costituire un serio problema. Oltre a ciò gli alberi esistenti verrebbero abbattuti e per piantumarne di nuovi si procederà tagliando il telo impermeabile per un diametro di 150 centimetri nel posto in cui verrà messo a dimora l’albero”.
Il parco pubblico e la viabilità
“Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un parco pubblico: un’idea positiva, ma svuotata di senso se non accompagnata da una reale qualità ambientale. Gli alberi esistenti, alti e rigogliosi, elementi naturali fondamentali per contrastare le isole di calore, verrebbero abbattuti per far posto alle nuove piantumazioni”. “Ulteriori criticità – aggiunge Coalizione Civica – riguardano la viabilità e il patrimonio storico: la trasformazione di via XX Settembre in strada a doppio senso, pur comportando effetti positivi quali l’alleggerimento del traffico in via Pasubio, causerebbe la demolizione di un edificio storico significativo, la cosiddetta ‘Ex Fattoria – Casa del Fattore’. Una scelta che merita un approfondimento pubblico serio e trasparente. Un progetto di rigenerazione urbana di questa importanza non può essere deciso senza il coinvolgimento della comunità, tenendo insieme dimensioni sociali, ambientali, storiche e culturali. Non può essere il risultato di decisioni prese senza confronto” concludono Deon, Marconato e Cunegato, chiedendo l’apertura immediata di un dibattito pubblico, che coinvolga cittadini, associazioni, esperti e anche la proprietà.
(Articolo a cura di Mariagrazia Bonollo e Anna Bianchini)
– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.