Shock anafilattico mentre corre sulle Dolomiti: salvo per miracolo il runner Simone Vigolo

Può ben dirsi un miracolato, Simone Vigolo, andato in shock anafilittico sabato scorso dopo essere stato punto da quattro calabroni mentre correva sulle Dolomiti. La sua immensa fortuna è stata di trovarsi poco lontano dai soccorsi: l’intervento veloce è stato provvidenziale per salvargli la vita.
33 anni, residente a Santorso, Vigolo è progettista meccanico in un’azienda della zona, ma soprattutto un trail runner semi professionista: ha vinto anche l’ultima edizione della faticosa Trans d’Havet e a livello nazionale corre per il brand Hoka. Sabato mattina 8 agosto era al suo ultimo giorno di ferie a Canazei e aveva deciso con un’amico di concedersi un’ultima scorrazzata di quaranta chilometri su un tracciato di gara. “La mia solita corsa si è trasformata nell’esperienza più spaventosa della mia vita”, racconta. Mentre saliva è stato infatti assalito e punto da quattro calabroni, alle caviglie e alle ginocchia, probabilmente provenienti da un nido a terra.
“Eravamo a passo Fedaia – racconta – abbiamo preso il sentierino che porta al rifugio Padon quando son stato punto. Ho fatto 200-300 metri ma poi son stato costretto a fermarmi: nel giro di pochi minuti ho iniziato a sentirmi stanco, infuocato e col viso tumefatto. Il cuore mi batteva a mille, la pelle era in fiamme e la gola si chiudeva: faticavo a respirare. Ho chiamato la mia compagna perchè venisse a recuperarmi e ho provato ad alzarmi con l’aiuto del mio amico e di un escursionista, ma non ci sono riuscito: il tempo di chiamare il 118 e son svenuto”.
Essendo presente a Passo Fedaia, il fuoristrada con gli operatori del soccorso alpino fra cui un medico lo ha raggiunti in pochi minuti, fornendo le prime cure e riportandolo in barella al passo, dove c’era un’ambulanza. L’iniezione di adrenalina, la flebo e l’ossigeno (la gola era quasi chiusa) hanno permesso di stabilizzare la situazione sanitaria, poi è stato deciso di far intervenire l’elisoccorso che lo ha trasferito all’ospedale di Belluno in pochi minuti. Fra le punture e la stabilizzazione del paziente sarà passato in tutto un quarto d’ora, forse venti minuti. E questa è stata la salvezza del runner.
Alla sera, è stato dimesso dall’ospedale e poi è passato a farsi visitare anche al pronto soccorso di Santorso. Ora, a distanza di qualche giorno, Simone Vigolo è ancora fisicamente ed emotivamente provato da quanto accaduto, ma sta bene. “In quei momenti, soprattutto dopo lo svenimento, – racconta – provi un terrore puro e capisci quanto tutto possa cambiare in un secondo. Se oggi sono qui a raccontarlo è solo grazie alla prontezza dei soccorritori e al mio amico Mauro Rasom, che non mi ha mollato un secondo, restando al mio fianco tutto il tempo per assistermi e darmi forza mentre aspettavamo l’ambulanza. A lui e ai medici va la mia immensa e infinita gratitudine. Mi hanno salvato la vita”.
Simone vuole anche lanciare un messaggio: “Ricordo a tutti di non sottovalutare mai i segnali del corpo e a non andare mai in montagna da soli. La vita è un soffio, dobbiamo goderci ogni singolo respiro”.
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