Sgarbi lancia il genio Demio. Orsi “Schio sarà al centro dell’attenzione nazionale”

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Una serata con ospite d’onore il celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi non può mai deludere, e così è stato ieri sera. L’istrionico 65enne ferrarese era al Teatro Civico di Schio per presentare il grande progetto culturale scledense del 2018: una mostra dedicata a Giovanni Demio, pittore di Schio vissuto nel ‘500, curata proprio da Sgarbi, maggior studioso contemporaneo del Demio.

La serata, alla quale Sgarbi si è presentato con un’ora di ritardo, è stata introdotta dal sindaco di Schio Valter Orsi. “I discorsi con il professor Vittorio Sgarbi su una possibile mostra dedicata al nostro concittadino Giovanni Demio sono iniziati un anno fa – ha esordito – dopo uno spettacolo all’Astra, Sgarbi ci chiese di poter vedere l’antica pieve di Pievebelvicino. Poco servì fargli notare che era mezzanotte, stiamo parlando di Vittorio Sgarbi.. Chiamai il parroco di Torre che gentilmente ci aprì, e da lì iniziò tutto. Ora abbiamo un obiettivo: portare Schio al centro dell’attenzione nazionale con questa mostra su Demio, e servirà l’aiuto di tutta la città. Questa sera inizia la “chiamata alle arti” per Schio”.

Sgarbi infatti, come spiegato dallo stesso critico, fu responsabile della Sovrintendenza ai beni culturali di Vicenza, e conosceva molto bene la zona dell’Alto Vicentino e il manierista scledense del ‘500 Giovanni Demio. “Sgarbi è il maggior studioso del nostro pittore nel panorama mondiale – ha detto Massimo Cippelletti, che sta curando le relazioni con l’entourage di Sgarbi per conto di Schio – ed è il miglior curatore possibile per una mostra dedicata a lui. Stiamo imbastendo tutte le attività necessarie perché l’esposizione si tenga l’anno prossimo”.

Verso le 22 quindi dopo le introduzioni delle autorità, Sgarbi ha preso la parola, parlando per un’ora e mezza senza mai fermarsi del genio dimenticato di Giovanni Demio. “La mia vita artistica ha sempre avuto una logica: scoprire i lati nascosti del mondo dell’arte per far luce sulle zone d’ombra che ancor ci sono – ha spiegato – Demio è un perfetto esempio di ciò. Un artista eccelso che ha collaborato coi grandi del suo tempo come Palladio, Tiziano, Tintoretto, ma che la storia ha dimenticato”. E nel difendere questo suo principio Sgarbi ha lanciato alcune sonore bordate al collega Goldin, curatore della mostra dedicata a Van Gogh in Basilica Palladiana. “Ora non si chiama più palladiana, bensì goldiniana – ha detto ironicamente – persino il sindaco se ci vuole entrare deve chiedere a Goldin. Una mostra scarna tra l’altro, su un soggetto trito e ritrito. Del resto Goldin, mio allievo, ha scoperto che gli impressionisti fanno fare soldi e lì si è specializzato. Monet, Manet, Gauguin, che palle!”, ha aggiunto tra lo stupore e le risate degli oltre 200 presenti”.

Nel ripercorrere il suo percorso di studi legato a Demio, Sgarbi ha raccontato il suo primo approccio all’artista scledense. “Quando negli anni ‘70 ero responsabile della Sovrintendenza ai beni culturali di Vicenza, denunciai al pretore il parroco di Torrebelvicino perché aveva abbandonato a se stessa la pieve di Torre, vendendo i banconi, l’organo e anche un dipinto del Demio che si trovava là – ha spiegato – alla fine mi diedero ragione, fu la prima delle mie “sgarbiate” che negli anni mi hanno reso celebre. Ma Demio è ben altro, un maestro che ha lavorato con Andrea Palladio ad esempio a Quinto Vicentino, in Villa Thiene. Uno “zingaro” che ha imitato la maniera, e pertanto è manierista, di Michelangelo, Raffaello, Tiziano”.

Pittore che si è spostato a studiare a Milano, Roma, Firenze, Napoli. Non certo un provinciale – ha concluso – un artista che ha prodotto opere magnifiche mantenendo il suo stile originale, e noi lo riconsegneremo al presente dai meandri della storia”.

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