Cottarelli al Fonato: “Sfide globali e nessuna ricetta facile. Ma non possiamo smettere di provarci”

Grandi temi, lo sguardo sul lungo termine, ma senza abbandonare un proverbiale pragmatismo. E se Carlo Cottarelli è ricordato come il primo ministro incaricato “col trolley”, sabato sera a Thiene ha rimarcato la sua concretezza e semplicità ricordando più volte l’esigenza di andare a far la spesa, prima della chiusura dei negozi (la moglie, pure economista, Miria Pigato è bassanese). Grandi ragionamenti ma piedi per terra, insomma, per mister “spending review”.
L’auditorium Fonato era pieno nella quasi totalità dei suoi 200 posti a sedere. Fra il pubblico, parecchi amministratore comunali. Economista, editorialista e politico italiano, Cottarelli è stato anche direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale e a Thiene, invitato dal presidente del consiglio comunale Andrea Zorzan, ha parlato delle verità scomode (per la politica) sulle sfide economiche e sociali del futuro, non risparmiando critiche alla mancanza di lungimiranza e di coraggio della politica italiana. In apertura, Zorzan ha ricordato proprio il ruolo istituzionale ricoperto da Cottarelli nel 2018, quando fu convocato al Quirinale da Sergio Mattarella per un possibile governo tecnico.
Sette sfide senza soluzioni semplici
Cottarelli ha strutturato il suo intervento attorno a sette grandi questioni globali: dagli equilibri geopolitici tra Stati Uniti e Cina al ruolo delle multinazionali tecnologiche, dal cambiamento climatico alle migrazioni, fino alla crisi demografica e alla stagnazione economica italiana. “Non ci sono ricette o soluzioni definitive – ha spiegato – e non dobbiamo fingere di averle. Il rischio è il pessimismo, ma l’alternativa è peggiore: se non facciamo nulla, i problemi non si risolvono da soli”.
Il nuovo equilibrio mondiale: Usa-Cina e il rischio conflitto
Il confronto tra Stati Uniti e Cina è il grande tema della politica internazionale oggi, il vero asse del potere globale. Secondo Cottarelli, dopo decenni di egemonia americana, che ha garantito, anche grazie alla deterrenza, 80 anni senza guerre in Occidente, il mondo è entrato in una fase bipolare. “La storia insegna che quando emergono due potenze dominanti, il rischio di conflitto aumenta”, ha spiegato citando esempi storici come Sparta e Atene o Roma e Cartagine. Un passaggio che si inserisce anche nel contesto politico attuale, segnato dal ritorno sulla scena internazionale di Donald Trump e dal suo progressivo indebolimento del multilateralismo. “Si va verso un mondo più nazionalista, meno cooperativo”, ha spiegato l’economista. A preoccupare è anche l’evoluzione della deterrenza nucleare: tecnologie come lo “scudo stellare” potrebbero minarne l’efficacia, aumentando i rischi di escalation che vanno depotenziati.

Energia, guerre e impatti economici
Guardando alle tensioni internazionali, Cottarelli ha analizzato anche gli effetti economici di eventuali crisi, come quella nello Stretto di Hormuz. “Nel peggiore degli scenari l’Europa sfiorerebbe la recessione, mentre l’Italia potrebbe entrarci”, ha spiegato, sottolineando però un moderato ottimismo su una possibile de-escalation. Il nodo centrale resta la dipendenza energetica italiana: “In Italia il 75% dell’energia deriva da idrocarburi. Dobbiamo accelerare su rinnovabili e nucleare,senza metterli in contrapposizione, per ridurre la nostra vulnerabilità geopolitica. Dobbiamo liberarci in buona misura dalla dipendenza dagli idrocarburi”.
Crisi climatica e qualità della vita
Sul fronte ambientale, l’economista ha lanciato un allarme: “Del riscaldamento globale sembra importare sempre meno”. E il problema non è solo climatico: riguarda anche la salute. “La Pianura Padana è tra le aree più inquinate d’Europa e Vicenza è tra le province con più polveri sottili”.
L’equilibrio difficile fra denatalità e immigrazione
Uno dei passaggi più complessi affrontati da Cottarelli ha riguardato il tema dell’inverno demografico del nostro paese: l’Italia registra oggi un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, ben al di sotto del livello di sostituzione e correggere la denalità è difficile. “Abbiamo bisogno di immigrati – ha affermato – ma senza un sistema di ingressi regolari e integrazione efficace il problema si aggrava. Il tema delle migrazioni continuerà a caratterizzare il ventunesimo secolo, ed è un fenomeno difficile da risolvere. E non possiamo nasconderci che il tasso di criminalità dei migranti è 3-4 volte più alto rispetto ai nativi, ed è un dato che aumenta fra i giovani: ci sono chiari problemi di integrazione”, ha affermato lo studioso, consapevole di come anche su questo tema dell’integrazione a mancare è stata proprio la politica.
Impietoso il confronto con la Spagna: “Ha il nostro stesso problema di denatalità ma cresce più dell’Italia e ha una popolazione in età lavorativa in aumento. Ha saputo creaere un flusso regolare di migranti e li trae dall’America Latina, con i quali l’integrazione è più semplice. Noi abbiamo rinconcorso l’emergenza senza soluzione definitive e strutturali e anche l’aumento dei flussi fa i conti con procedure troppo farraginose. Servono fino a 400mila ingressi regolari all’anno, ma il sistema attuale ne gestisce molti meno”.

Pnrr e crescita: occasione mancata?
Sull’economia italiana, il giudizio di Cottarelli è stato articolato. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha avuto effetti positivi nella fase post-Covid, per quel che riguarda la resilenza, ma non ha inciso abbastanza sulla crescita strutturale. “Dopo il 2022 siamo tornati a crescere poco. Molti investimenti hanno migliorato la vivibilità, ma non la produttività”. Anche qui, il confronto con altri Paesi europei è impietoso: “La Spagna cresce del 3%, noi dello 0,5%. Ha meno tasse, meno burocrazia e l’energia è più economica che da noi”.
“La responsabilità è anche nostra”
Cottarelli non ha rinunciato a chiamare in causa direttamente gli elettori e le elettrici: “Possiamo lamentarci, ma siamo noi che eleggiamo i politici”. Per l’economista, l’Italia è intrappolata in un circolo vizioso fatto di aspettative di soluzioni rapide e riforme mai completate. Tra le priorità di azione che ha indicato, ci sono la riduzione della pressione fiscale, la semplificazione burocratica, gli investimenti energetici e una vera revisione della spesa pubblica. “Ma serve un mandato politico chiaro: senza quello, nessuna spending review è possibile”.
Giovani e futuro
Infine, uno sguardo alle nuove generazioni: “I giovani se ne vanno perché non creiamo abbastanza opportunità. Se l’Italia torna a crescere, possono restare e magari tornare”. Un messaggio realistico, a tratti duro, ma con un filo conduttore chiaro: non esistono soluzioni semplici, ma rinunciare a cercarle sarebbe l’errore più grande.
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