Dopo l’Expo l’aereo di Ferrarin rimane a Osaka al Kansai Airport

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Rimarrà esposto al Kansai International Airport di Osaka lo Sva-9, fedele copia dell’originale usato dal pilota thienese Arturo Ferrarin nella storica trasvolata Roma-Tokyo nel 1920, realizzato dall’imprenditore bassanese Giorgio Bonato. La riproduzione in legno è stata collocata nell’importante aeroporto giapponese dopo essere stata il fulcro del padiglione italiano all’Expo di Osaka lo scorso ottobre ed avere riscosso apprezzamento internazionale.

Un grande e inaspettato successo per l’imprenditore vicentino, presidente del Roma-Tokyo-Hangar-Museum dell’aeroporto di Thiene, che partendo dal sogno di ripercorrere al contrario la tratta di Ferrarin sta realizzando anche la ricostruzione fedele e funzionante del famosissimo biposto. “All’inizio qualcuno mi dava del pazzo e invece mi sono ritrovato con il mio aereo in esposizione all’Expo, poi all’aeroporto di Osaka e con un aereo funzionante in cantiere”.

E’ più di quanto lui stesso sperasse, ma per lui è solo il punto di partenza, perché il vero sogno di Bonato infatti è un altro: “Sono un pilota di aerei e un costruttore e sto riproducendo un modello funzionante dello Sva9 di Arturo Ferrarin, perché voglio chiudere un cerchio, facendo il suo volo al contrario: lui ha volato da Roma a Tokyo, io voglio fare Tokyo-Roma”.

La realizzazione dello Sva9 che ora si trova a Osaka è nata con l’associazione culturale Roma-Tokyo-Hangar-Museum (RTHM) in un percorso di valorizzazione del passato di Thiene. “Arturo Ferrarin è un personaggio eccellente di Thiene. Il suo volo da Roma a Tokyo nel 1920 ha segnato la storia del volo, infatti è inserito in tutti i libri di aviazione – ha spiegato Bonato – A Thiene non gli viene reso il merito che ha, in Giappone è un’icona. Sono appassionato di volo, volo dal 1988 e sono un imprenditore che realizza per lavoro pezzi unici con materiali innovativi. Ho deciso di realizzare una riproduzione funzionante dell’aereo per fare il volo da Tokyo a Roma, ma prima ne ho realizzato un modello statico, da esposizione ed è quello che è stato scelto per l’Expo dell’anno scorso a Osaka e che ora è nell’aeroporto internazionale.

Il vero nome dello Sva-9 è Savoia-Verduzzo-Ansaldo, dai nomi dei progettisti ed è nato nel 1917 da commesse militari. Un aereo che in origine era stato pensato per il combattimento ma essendo troppo prestante per quell’uso fu deciso di usarlo per la ricognizione. “Quindi scelsero di non armarlo ma di sfruttare la sua velocità – ha spiegato Giorgio Bonato – Il progetto era estremamente valido dal punto di vista aerodinamico. Lo Sva9 è un aereo sinuoso, le sue curve ricordano quelle di una donna. E’ un biplano con quattro ali, chiamate semi-ali, due destre e due sinistre”.

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