Caos Provincia, Orsi incorona Finco e Possamai: “FdI alle strette, deve adeguarsi”

Il caos politico che sta travolgendo la Provincia di Vicenza, divisa tra il pugno duro di Fratelli d’Italia che vorrebbe continuare a guidarla secondo logiche di partito e la stragrande maggioranza dei sindaci del territorio che hanno chiesto che torni ad essere la Casa dei Comuni, ha finito per resettare gli equilibri politici del territorio, facendo emergere con forza i due veri protagonisti della scena locale: Giacomo Possamai e Nicola Finco, rispettivamente sindaci di Vicenza e Bassano del Grappa.
Un cambio di passo riconosciuto apertamente da Valter Orsi, ex figura chiave dell’ente provinciale. Orsi fu architetto e promotore della “Casa dei Comuni” nel 2014, ma fu anche complice del suo smantellamento quando la spinta civica da lui voluta in precedenza è stata progressivamente imbrigliata e consegnata alle segreterie politiche.
E’ proprio Orsi ad individuare oggi nell’asse trasversale Finco-Possamai l’unica vera forza capace di riprendere in mano le redini del territorio, superare le spartizioni di potere e ricucire uno strappo che rischia altrimenti di lasciare la Provincia e i suoi cittadini nell’impasse. Sono Finco e Possamai che, con un’intesa bipartisan di straordinaria forza e astuzia strategica, hanno lanciato un patto trasversale per rimettere al centro le comunità locali, scombinando i piani delle segreterie romane e mettendo con le spalle al muro Fratelli d’Italia che dovrà decidere se allinearsi alla nuova gestione “comunale” della Provincia richiesta da oltre 80 sindaci vicentino o rimanere isolata.

Orsi, lei fu promotore della Provincia “Casa dei Comuni” per dare maggiore servizi al territorio.
Nel 2014, quando ero sindaco civico di Schio, lanciai l’idea di trasformare la Provincia in Casa dei Comuni. Achille Variati, allora presidente della Provincia, accolse l’idea e la sviluppò. Fu subito un grande successo perché ci fu la capacità di comprendere che l’interesse del territorio non sono le necessità delle segreterie dei partiti, ma la condivisione dei servizi e delle strategie per dare risposte concrete ai cittadini. Si comprese che gli amministratori dovevano lavorare insieme per il bene comune, per il bene del territorio.
Quanto durò?
Si andò avanti 4 anni con Achille Variati e poi con Francesco Rucco presidente della provincia. Con l’elezione a presidente di Andrea Nardin si cominciò come Casa dei Comuni e Nardin fu eletto anche da molti sindaci del centro-sinistra. Quando però poi a metà del mandato di Nardin ci fu il rinnovo del consiglio, il centro- destra compatto dichiarò che la Casa dei Comuni era morta e bisognava passare ad una gestione partitica.
Un cambio di rotta decisivo del quale lei è stato parte in causa.
Il nostro gruppo era civico. Ci trovammo con una impasse incredibile, con Nardin espressione del gruppo civico votato anche dal centro sinistra. Ma il centro-destra mantenne la linea durissima, per dimostrare la sua forza. Io cercai di mediare, infatti ho sempre partecipato ai tavoli delle mediazioni, ma nel centro-destra furono irremovibili. Nardin chiese ai due esponenti civici del mio gruppo di andare verso la destra e di appoggiare la destra e così venne fatto.

Oggi si torna a parlare di Casa dei Comuni, lei che è stato sia da una parte che dall’altra, come la vede?
Io sono assolutamente a favore della casa dei Comuni. La Provincia deve essere rivolta all’interesse della comunità e non agli interessi dei partiti. I problemi del territorio non hanno colore politico, sono problemi e vanno affrontati insieme.
Visto il suo atteggiamento, in molti hanno ipotizzato un suo (di Orsi) passaggio a FdI. Da civico come si sarebbe mosso?
Io non mi sono mai avvicinato a FdI, credo sempre nel civismo a favore di una città e di un territorio. Credo nella collaborazione anche sotto bandiere di diversi colori. Io da civico mi sono sempre mosso trasversalmente.
Come la vede adesso che si avvicinano le elezioni provinciali?
In una fase pre elettorale dove le due persone forti della politica provinciale, Nicola Finco e Giacomo Possamai, hanno lavorato con una richiesta bipartisan per far sottoscrivere ai sindaci la richiesta di tornare a Casa dei Comuni, a Frateli d’Italia e Forza Italia restano solo due possibilità: adeguarsi o isolarsi. Finco e Possamai hanno assestato la loro forza su aree politiche diverse e hanno evidenziato di essere i numeri uno della politica locale.
Che politici sono?
Sono due amministratori competenti e molto astuti politicamente. Sono stati molto coraggiosi, Finco in particolar modo perché con il suo passo in avanti ha fatto riemergere la Lega mettendo all’angolo FdI e FI. Hanno fatto fare un’evoluzione alla politica locale e loro sono emersi come figure principe.
Esiste ancora il civismo oggi? Come vede questo ritorno ai partiti?
Il civismo vive finché ci sono persone che ci credono. Essere civici non significa isolarsi, significa lavorare con tutti. Il civismo è possibile quando si è capaci di fare gioco di squadra, di lavorare insieme per il bene comune, per un progetto condiviso. Oggi i partiti guadagnano molto perché manca un lavoro sui territori, manca il gioco di squadra. Oggni non c’è lavoro per il territorio, c’è solo l’interesse di mostrare la forza del proprio partito anche a scapito dell’interesse del territorio stesso. Iscriversi a un partito politico significa dare una risposta per chi non ha la capacità di lavorare con il territorio. Se ti manca la forza, hai bisogno di qualcuno che ti traghetti nel sistema e questa forza sono i partiti.
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