Ex Safond, Ecoeridania rompe il silenzio e rilancia: “Progetto compatibile col territorio”

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Il caso ex Safond torna a deflagrare nel Vicentino in vista della Conferenza dei servizi che venerdì 13 marzo tornerà a vagliarne il progetto. E questa volta è la proprietà a prendere la scena, affiancata da un sostegno industriale che non lascia margini di ambiguità. Mentre cittadini, comitati e amministrazioni continuano a denunciare rischi ambientali e opacità pregresse, Ecoeridania e Assofond (Confindustria) rilanciano con una compattezza che sposta il baricentro del dibattito.

La frattura è netta: da una parte un territorio che teme di rivivere gli incubi del passato, dall’altra un pezzo importante della manifattura italiana che vede nel progetto Silva un tassello strategico per la propria sopravvivenza. La notizia del giorno è la presa di posizione dell’amministratore delegato di Ecoeridania, Giorgio Damonte, che in un’intervista al Giornale di Vicenza ha difeso senza esitazioni l’investimento da 30 milioni di euro. “Ambiente e salute sono tutelati. Anzi, più che in passato”, afferma, rivendicando la volontà di mettere in sicurezza e modernizzare un impianto che opera da oltre quarant’anni. Damonte insiste su un punto che per l’azienda è dirimente: nessuno scarico liquido industriale, acque meteoriche raccolte in sistemi impermeabilizzati, processi di sterilizzazione dei rifiuti sanitari sotto controllo. “Non ci saranno rischi“, garantisce, quasi a voler anticipare le obiezioni che da mesi arrivano dal territorio.

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Il problema è che quel territorio non dimentica. L’area ex Safond è un luogo che porta addosso cicatrici profonde: sequestri, indagini, terreni contaminati, una falda delicatissima che alimenta gli acquedotti di Vicenza e Padova. È qui che Ecoeridania vuole ampliare e rinnovare lo stabilimento Silva, introducendo nuove linee per la rigenerazione delle sabbie di fonderia e per il trattamento dei rifiuti sanitari. Per i comitati e per il Consiglio comunale di Montecchio Precalcino – che si è espresso all’unanimità contro il progetto – la promessa di sicurezza non basta. La memoria pesa, e pesa anche la geografia: un’area di risorgiva non è un luogo qualunque. Ma mentre la politica locale chiede prudenza, il mondo industriale sceglie un’altra strada. Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, ha diffuso una nota che non lascia spazio a interpretazioni: il progetto Silva è considerato “importante, necessario, strategico”.

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Il vicepresidente Franco Vicentini, alla guida del Gruppo Vdp di Schio, parla apertamente di un’occasione per l’intero comparto. La rigenerazione delle sabbie esauste – oggi costose da smaltire e spesso senza sbocchi – permetterebbe di ridurre estrazioni, trasporti e discariche. A pieno regime, il sito potrebbe produrre 74 mila tonnellate di sabbie rigenerate e 15 mila di sabbie pre-rivestite: numeri che, secondo Vicentini, cambierebbero gli equilibri del settore, creando un vero mercato delle materie prime seconde. Ma non solo: “Questo progetto – sottolinea ancora Vicentini – è importante non solo perché garantisce l’immediata riqualificazione ambientale dell’area, ma anche perché creerebbe nuovi posti di lavoro diretti e indiretti”. Non è un dettaglio: le fonderie italiane sono 900, con 23 mila addetti e oltre 6,6 miliardi di fatturato. Nel Vicentino, 39 aziende e quasi 2mila e 300 lavoratori fanno del territorio uno dei poli più forti del Paese. Per questo Assofond vede nel progetto Silva non solo un impianto, ma un’infrastruttura industriale capace di incidere sulla competitività dell’intera filiera.

Resta però la domanda che nessuna dichiarazione, per ora, riesce a dissolvere: è possibile conciliare un intervento di questa portata con la fragilità dell’area ex Safond? Ecoeridania sostiene di sì, forte di tecnologie più avanzate e di un piano di bonifica che promette di risolvere criticità storiche. I comitati rispondono che la fiducia non si ricostruisce con un comunicato. E la politica locale, almeno per ora, si schiera con i cittadini. La partita ora passa agli enti autorizzativi. Ma il clima è quello delle grandi vertenze territoriali: un equilibrio instabile tra sviluppo industriale, memoria ambientale e fiducia pubblica.
E mentre Ecoeridania e Assofond provano a spingere il dibattito verso l’innovazione e l’economia circolare, il territorio continua a chiedere la stessa cosa da mesi: garanzie assolute, non promesse.

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