Taser, sceriffi spietati o garanti della sicurezza pubblica? Rifondazione attacca, Michelusi ribatte

Il nuovo comandante Filippo Colombara, alla presentazione dei dispositivi taser

Nel Vicentino è ancora più vivo che mai il dibattito sull’introduzione del taser nella dotazione della polizia locale, una questione che tocca temi delicati come la sicurezza urbana, i diritti civili e la gestione del disagio sociale. A fronte della decisione del consorzio di Polizia Locale Ne.Vi. di adottare il taser, si sono levate voci contrapposte: da un lato il sindaco di Thiene, Giampi Michelusi, promotore della misura; dall’altro la Federazione di Vicenza di Rifondazione Comunista, che ne denuncia i rischi e le implicazioni politiche.

La posizione del sindaco Michelusi: “Proteggere agenti e cittadini”
Giampi Michelusi, sindaco di Thiene e presidente del consorzio Ne.Vi., ha difeso con decisione l’introduzione del taser, definendola una scelta di buon senso e non ideologica. Secondo Michelusi, il taser rappresenta uno strumento utile per prevenire situazioni di pericolo, soprattutto quando gli agenti si trovano ad affrontare persone armate, aggressive o in stato di alterazione: “Dotare la polizia locale di taser non significa intimidire, ma evitare conseguenze ben più gravi”, ha dichiarato, sottolineando come il dispositivo sia già in uso da tempo presso altre forze dell’ordine. Per il sindaco, sicurezza e inclusione non sono in contrasto, ma devono procedere insieme: “Come amministratore ho il dovere di garantire strumenti adeguati agli agenti e protezione ai cittadini”.

La replica di Rifondazione Comunista: “Una deriva repressiva bipartisan”
Di segno opposto la posizione della Federazione di Vicenza di Rifondazione Comunista, che ha diffuso un comunicato durissimo contro l’adozione del taser, definendolo “un’arma che può uccidere”. Il partito denuncia una narrazione securitaria che, sotto la retorica della protezione, nasconde una scelta politica regressiva e classista: “Il taser non salva vite, può spegnerle per sempre”, si legge nel comunicato, che richiama anche la tragica vicenda di Danilo Riahi, 17 anni, suicidatosi nel carcere minorile pochi giorni dopo essere stato immobilizzato con il taser a Vicenza. Rifondazione accusa il centrosinistra e la destra di parlare la stessa lingua, promuovendo una “rincorsa bipartisan al ruolo di sceriffi” e ignorando le cause profonde del disagio sociale. Come alternativa, il partito propone l’uso di bodycam con registrazione su server remoto e codici identificativi visibili sulle divise, strumenti ritenuti più garantisti e trasparenti.

Un dibattito che inevitabilmente si lega alla cronaca nazionale dove l’uso del taser ha conosciuto momenti di tensione dopo i casi di Olbia e Genova, con due uomini deceduti in seguito all’uso del dispositivo. Tuttavia, le autopsie hanno ridimensionato il ruolo del taser: nel primo caso, Giampaolo Demartis sarebbe stato colto da infarto legato all’assunzione di stupefacenti; nel secondo, Elton Bani presentava tracce di cocaina nel sangue. Le indagini restano aperte, ma i primi riscontri medico-legali sembrano escludere un nesso diretto tra la scarica elettrica e i decessi.

L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.

Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.