Allarme Pfas in Veneto: dichiarato lo stato d’emergenza. Sarà commissariamento

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Immagine dal sito Ilformat.info

Seppur in ritardo, la richiesta inoltrata al Governo da parte della Regione Veneto è stata accolta: dichiarato lo stato d’emergenza per il problema ambientale legato ai valori Pfas. A distanza di circa sei mesi dal campanello d’allarme esplicito presentato a Roma il Consiglio dei Ministri ha decretato la misura straordinaria che assegnerà risorse adeguate ad un commissario – da nominare – incaricato di valutare e risolvere il problema riguardo all’approvvigionamento d’acqua a tassi d’inquinamento controllati e quindi non nocivi per la salute dei cittadini, con in particolare la zona dell’Ovest Vicentino interessata.

Dire che le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) hanno le ore contate appare prematuro, ma la notizia proveniente dagli scranni del Governo segna senza dubbio un punto di svolta. Le falde acquifere contaminate tra Vicenza, Padova e Verona, nonostante le indagini e le restrizioni sui livelli tollerabili di inquinamento, costituiscono un pericolo reale così come denunciato già a partire dal 2013. Dello scorso settembre 2017 la richiesta dello stato di emergenza, solo di ieri l’agognata accettazione che permetterà di premere sull’acceleratore per intervenire, auspicabilmente con risorse adeguate – si parla di circa 80 milioni di euro – per far fronte al problema. La creazione di nuovi acquedotti la strada tracciata dagli amministratori e dai tecnici esperti.

“Il tempo è galantuomo – esordisce il presidente del Veneto Luca Zaia commentando la novità attesa proveniente da Roma -, a suo tempo sono stato attaccato da mezzo mondo una volta inoltrata la richiesta. La notizia che il governo ha deliberato lo stato di emergenza è comunque un passo importantissimo per mettere la parola fine in tempi brevi a una tematica tanto delicata. Viene premiata la nostra lungimiranza nell’aver affrontato con assoluto rigore un problema sul quale il Veneto sta facendo scuola”.

Un nuovo sistema acquedottistico all’avanguardia come progetto e “antidoto” all’inquinamento delle falde. “L’obiettivo – continua Zaia – è fare bene e fare in fretta, attraverso una struttura commissariale che ci permetterà di snellire le procedure e quindi anche realizzare velocemente il nuovo acquedotto. Conto che, nel giro di un anno, noteremo già i primi benefici e in due o tre potremmo arrivare al completamento dell’opera, cosa che in condizioni normali implicherebbe un tempo almeno doppio”.

A far eco alle dichiarazioni a caldo del governatore del Veneto, il “braccio destro” nella battaglia anti-Pfas Gianpaolo Bottacin: “Pur essendoci stato comunicato da fonti romane nel 2013 che non vi fosse pericolo immediato per la popolazione – sottolinea l’assessore all’Ambiente – come Regione ci siamo subito attivati ponendo, in mancanza di intervento statale, dei limiti sia sulle acque potabili che sugli scarichi industriali, ma anche facendo delle indagini per rilevare la presenza nel sangue di valori PFAS e nel frattempo abbiamo ulteriormente ridotto i limiti fino ad arrivare ai valori più ristretti a livello mondiale”.

“Grazie al nostro intervento nella zona rossa – conclude Bottacin – da mesi è garantita la totale assenza di Pfas nell’acqua potabile. È una buona notizia il fatto che arriveranno gli 80 milioni di euro che, come spiegato dai tecnici del ministero nel corso del recente incontro con le Mamme No Pfas svoltosi a Roma, dovranno, in base alla normativa nazionale, necessariamente essere cofinanziati dai consigli di bacino. Resta però inteso che vale il principio del chi inquina paga e quindi al termine del procedimento relativo al danno
ambientale, la Regione, che si è già costituita, chiederà i danni ai responsabili”.

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