Autonomia, il Consiglio Regionale ha approvato quattro schemi “senza portafoglio”

La bandiera veneta a palazzo Ferro Fini a Venezia

33 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti: è questo il risultato ieri, 3 settembre, del voto in Consiglio Regionale del Veneto sugli schemi di intesa Stato-Regione per l’autonomia differenziata. Il Veneto è così la prima delle quattro regioni ad averla votata. La maggiorazna è stata quasi totalmente compatta, mentre hanno votato contro i due consiglieri di Avs (Ostanel e Cunegato) e il 5 Stelle Baldan. Astenuti Rocco di Azione e Cendron pe le Civiche). Da registrare che 9 consiglieri del Partito Democratico non hanno partecipato al voto in segno di contrarietà.

Da votare c’erano i quattro schemi di intesa su Protezione Civile, Professioni, Previdenza integrativa e Tutela della Salute – coordinamento della finanza pubblica. Tre materie, va detto, che non prevedono alcuna decisione sullo spostamento di risorse da Roma a Venezia.

Il provvedimento dà atto della prosecuzione del percorso negoziale, secondo le previsioni della legge 86 del 2024 sull’autonomia differenziata. Le disposizioni riguardano, per la prima intesa, tre ambiti qualificati come non riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni: protezione civile (tra gli aspetti previsti, maggiore capacità di intervento in situazioni emergenziali, anche attraverso specifiche forme organizzative e gestionali), professioni (tra le competenze previste, l’aggiornamento degli elenchi delle professioni non organizzate, al riconoscimento delle qualifiche professionali e alla relativa disciplina) e previdenza complementare e integrativa. Il secondo schema mira a rafforzare spazi di autonomia regionale su organizzazione e programmazione del sistema sanitario, mantenendo come riferimento la garanzia uniforme dei livelli essenziali di assistenza, l’accesso equo alle prestazioni sul territorio nazionale e l’equilibrio economico-finanziario del settore sanitario.

Grande soddisfazione, ovviamente, nella Lega, per la quale l’autonomia è una battaglia identitaria. Fratelli d’Italia ha rivendicato il ruolo del governo Meloni e anche Forza Italia si è accodata al giubilo, mentre Giovanni Manildo, capogruppo dem, parla di “un pacchetto di competenze di ripiego – osserva Giovanni Manildo, capogruppo Pd – con zero autonomia fiscale e un consiglio regionale mortificato nel suo ruolo” e rivendica l’assenza dei colleghi, di cui si fa portavoce: “Ci siamo rifiutati di fare da passacarte”. Allenza Verdi Sinistra, invece ha rivendicato il voto contrario, come pure l’espontente pentastellato. A favore hanno votato invece i consiglieri di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat.

Il voto è avvenuto alla presenza del presidente Alberto Stefani: “Oggi è un giorno da ricordare – ha detto -: il cammino verso l’autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso. I Veneti stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Ci sono, insomma, margini per una approvazione entro la legislatura. Soddisfatto Zaia, che rileva l’importanza di una maggioranza compatta, mentre in serata sono arrivati i complimenti del ministro Calderoli.