Il Veneto “sblocca” i diesel Euro 5. Stefani: “No alla transizione ideologica”

“Lo abbiamo detto fin dal primo giorno: la tutela dell’ambiente è una priorità, ma la transizione ecologica non può essere pagata dai cittadini. Non possiamo imporre un nuovo costo a chi magari utilizza l’auto ogni giorno per andare al lavoro, accompagnare i figli, assistere un familiare o mandare avanti la propria attività. La sostenibilità deve essere anche economica e sociale”. Così il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani commenta il via libera votato ieri, 15 settembre, dal Consiglio regionale alla sospensione del blocco delle auto diesel Euro 5 previsto dal 1° ottobre.
“Dal 1° ottobre le auto diesel Euro 5 potranno continuare a circolare anche nelle grandi città. Ringrazio il Consiglio regionale per aver dato il suo ok a una scelta di buonsenso, che abbiamo sostenuto fin dall’inizio per tutelare famiglie, lavoratori e imprese. In Veneto sono centinaia di migliaia le persone che utilizzano un veicolo Euro 5 e non possiamo pensare che la risposta sia semplicemente dire loro di cambiare automobile”, dichiara il presidente.
“Oggi – prosegue – il Veneto sceglie una strada diversa: non rinunciamo all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria, ma lo facciamo attraverso misure concrete ed efficaci, che accompagnino la sospensione del blocco. Tra queste lo smart working nel pubblico impiego, che può contribuire a ridurre gli spostamenti e quindi le emissioni, insieme alle altre misure che la Regione metterà in campo. Non siamo contro la transizione ecologica, siamo contro una transizione ideologica che scarica i costi sulle famiglie. Il Veneto vuole difendere l’ambiente senza penalizzare chi lavora e senza mettere in difficoltà chi non ha la possibilità di acquistare un’auto nuova. Oggi – conclude Stefani – il Veneto dimostra che si può governare con concretezza, ascoltando le esigenze reali delle persone. Avevamo detto che non avremmo lasciato a piedi i veneti e abbiamo mantenuto la promessa”.
La votazione
Nella Pianura Padana, per combattere lo smog nell’area più inquinata d’Europa, dal 1° ottobre 2026 cambia infatti la disciplina dei veicoli diesel Euro 5. Un provvedimento – la Legge nazionale numero 155 che coinvolge quattro regioni italiane: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna. La normativa nazionale, però, consente a queste regioni di sostituire le limitazioni con altre misure compensative per la riduzione delle emissioni.
Il disegno di legge numero 109, approvato oggi dal Consiglio regionale del Veneto, ha avuto 32 voti favorevoli, 2 contrari e 11 astenuti. Si tratta di norme presentate su iniziativa della Giunta regionale. Relatore per l’aula, il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, Matteo Baldan, correlatore, il vicecapogruppo del Partito Democratico, Antonio Marco Dalla Pozza. L’applicazione dello stop ai veicoli adiesel Euro 5 è quindi rinviata di un anno, al 1° ottobre 2027, grazie all’adozione di misure compensative idonee a raggiungere i livelli di riduzione delle emissioni inquinanti coerenti con i vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
La posizione dei consiglieri vicentini
“Prendiamo atto – ha affermato il correlatore Antonio Marco Dalla Pozza – che questa proposta è coerente con la situazione economica contingente; riteniamo che le insufficienze della politica, tenuto conto anche delle procedure di infrazione a livello europeo, non possano scaricarsi sulla popolazione con blocchi del traffico o misure sostanzialmente punitive: non voteremo contro al provvedimento, ma non può essere questa la soluzione. In realtà, ciò che manca, ad esempio, sono le risorse del trasporto pubblico locale, circa 800 milioni di euro che servono in particolare al bacino padano, dove il tema della salute legata all’inquinamento ha un particolare effetto a livello di patologie croniche, respiratorie, ma non solo. Il rinvio attuale è la prova provata che anche la norma del 2025 aveva lo scopo di spostare più in là la soluzione del problema, e così la vicenda si ripete”.
“La transizione energetica la deve fare lo Stato, non va pagata dal povero – ha sottolineato Carlo Cunegato (Alleanza Verdi e Sinistra) – perché la transizione energetica deve andare di pari passo con la transizione sociale, e questo aspetto manca a livello veneto e nazionale”. “Questo rinvio non è un passo indietro sulla tutela della salute pubblica – ha sottolineato Alessia Bevilacqua (Lega-LV) – né un cedimento rispetto agli impegni ambientali: il rinvio permette di evitare un blocco che rischierebbe di paralizzare migliaia di mezzi commerciali e autovetture, concedendo tempo a cittadini e imprese per pianificare il rinnovo dei veicoli, senza che questo si traduca in un impoverimento forzato”.
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