In Veneto il numero più alto di pazienti Covid in terapia intensiva. Zaia: “rischio arancione”

Il Veneto è da qualche giorno la regione con la più alta occupazione di terapie intensive Covid in rapporto agli abitanti: secondo i dati della Protezione Civile nazionale sono 37 per ogni milione di abitanti. Sta peggio su questo parametro indicativo solo la Provincia Autonoma di Trento, con 39, mentre quella vicina di Bolzano si assesta a 34.

Si tratta di uno degli effetti indiretti più incisivi della recrudescenza del virus in corso nel mese di dicembre che, secondo le dichiarazioni odierne di Luca Zaia dal consueto punto stampa di Marghera, porterà il Veneto in zona arancione con alta probabilità a partire dal 10 gennaio 2022.

I dati snocciolati nel corso della diretta tenuta dal presidente della Regione confermano il boom di nuove positività che sta investendo i cittadini veneti. La preoccupazione è quindi in aumento al pari dei ricoveri ospedalieri nei reparti Covid e nelle rianimazioni speciali per l’assistenza a pazienti infetti dal coronavirus. Tutti i parametri presi in considerazione nella determinazione dei “colori” nelle regioni italiano spingono il Veneto verso il difficilmente evitabile cambio di cromia, da gialla ad arancione, prevista entro una decina di giorni.

Le cifre indicano oggi l’occupazione vicina al 20% dei posti letti in aree non critiche (è salita al 19%), con stessa percentuale in vista per quanto concerne le terapie intensive, dove non vengono considerati i posti lasciati “liberi” dai decessi. Più che la fotografia attuale dello stato degli ospedali veneti, a non concedere realistiche speranza di evitare il “giro di vite” imminente di nuove restrizioni è l’andamento galoppante della pandemia dopo la comparsa della variante Omicron anche in Italia, che oggi conta oltre 127 mila nuovi contagi su scala nazionale, dopo i 98 mila delle 24 ore precedenti.

Già “bruciato” da settimane il limite legato all’indice Rt (a 1,13) e l’incidenza-soglia di 150 casi positivi ogni 100 mila abitanti, che ad oggi naviga in media a 610 contagi. “Nonostante tutto – ha detto Luca Zaia oggi – anche se i casi sono il doppio rispetto ad un anno fa, gli ospedali sono occupati da un terzo di pazienti rispetto a fine 2020. E non assistiamo a bollettini con 200 morti ogni giorno, la mortalità è un dato importante a cui guardare: tutto questo à dovuto ai 9 milioni di vaccini che abbiamo somministrato. La vaccinazione ha dato i suoi frutti, anche se il virus purtroppo continua a circolare”.

Infine evidenziate le difficoltà oggettive in merito al contact tracing da parte del personale deputato dalle varie Ulss territoriali del Veneto. Un problema condiviso con altre regioni. “Siamo a un punto di non ritorno, non è pensabile di poter aggiungere 90 mila contatti da intercettare in media da aggiungere ogni giorno, visti i 9 mila nuovi positivi ad esempio di ieri. E’ impossibile raggiungere tutti”.