Soccorso Alpino Veneto, boom di interventi nel 2025: il 96% delle persone non è assicurato

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Il 2025 è stato un anno impegnativo per il Soccorso Alpino, entrato in azione innumerevoli volte per aiutare persone in difficoltà o ferite in montagna. Dato rilevante è che tra le centinaia di persone soccorse, il 96% non dispone di un’assicurazione propria e non è iscritto al Cai. Giovani tra i 20 e i 30 anni quelli che più hanno chiesto aiuto al Soccorso Alpino, a cui seguono 50-60enni, 30-40enni e infine over 60enni.

L’identikit della persona soccorsa nel 2025 sulle montagne del Veneto è: uomo 67%; italiano 74%; da 20 a 30 anni 18%; escursionista 52%; caduta, inciampo, scivolata 22%. Le cause principali all’origine degli interventi sono caduta, inciampo, scivolata sul posto 22%; condizione fisica o psicofisica 18%; caduta dall’alto/ruzzolamento 11%; perdita orientamento 11%. Principali tipologie attività coinvolte: escursionismo 52%; sci 12%; attività progressione in montagna con e senza corde 9%; sport dell’aria 4%; bicicletta 4%.

L’attività operativa svolta nel corso del 2025 dagli Organici del Cnsas Veneto in stretta sinergia operativa con le Centrali operative del Suem 118 della Regione del Veneto (Pieve di Cadore, Padova, Treviso, Verona e Vicenza) ha superato nuovamente la soglia fatidica dei 1000 interventi, infatti sono 1354 le persone soccorse nel corso di 1199 interventi, che confermano il trend in crescita degli ultimi anni. Gli interventi fatti sono prevalentemente di natura sanitaria (1337), ma in 17 casi il Sasv è stato chiamato ad intervenire in supporto alla Protezione Civile Regionale e Nazionale.

Come per i quattro anni precedenti, il numero delle persone soccorse, supera le 1200 unità, a confermare il trend in aumento verso la frequentazione massiva delle terre alte. Purtroppo questa frequentazione poco formata e informata di persone, che affrontano la montagna senza preparazione fisica, né tantomeno tecnica e/o con attrezzatura non adeguata, ha contribuito all’aumento degli incidenti ma anche, alle richieste di aiuto per situazioni di pericolo venutesi a creare. Oltre agli interventi di soccorso su infortunati, il cui luogo dell’incidente è segnalato e individuato, nel 2025 si sono registrati 71 eventi di ricerca con 79 persone soccorse, ovvero quegli interventi che riguardano persone la cui scomparsa viene denunciata dai familiari tipicamente verso sera quando la persona risulta non rientrata a casa. L’elicottero è ormai parte integrante e fondamentale del moderno soccorso alpino; la percentuale di intervento del mezzo aereo ormai si è attestata attorno al 40/45% circa e varia sia dall’orario giornaliero in cui avviene la chiamata sia, ovviamente, in base alle condizioni atmosferiche del momento.

Occorre tener presente che l’impiego dell’elicottero non può comunque prescindere dalla presenza delle squadre a terra, sia per risolvere tutti gli interventi dove il mezzo non può intervenire, mediamente circa il 55/60 % degli interventi, sia perché le squadre a terra vengono movimentate anche in caso di intervento aereo per il quale rappresentano l’insostituibile riferimento a terra per ogni problema legato all’individuazione del luogo, degli ostacoli alla navigazione aerea, al recupero dei compagni di escursione. La formazione poi, rappresenta la parte più qualificante della nostra attività poiché è l’aspetto determinante per la sicurezza dei soccorritori stessi e delle persone soccorse, sulla quale si gioca la nostra credibilità rispetto alle istituzioni che andiamo a surrogare negli interventi sanitari e non, in ambiente ostile e impervio ed anche antropizzato. I dati sono anche nel 2025 estremamente significativi, sono stati eseguiti complessivamente n. 1.614 eventi formativi, con una presenza di complessivi 15.811 volontari ed una presenza media di 9,8 volontari per evento eseguito.

Rispetto alle attività coinvolte l’escursionismo si conferma come l’attività più coinvolta nei soccorsi con un 52.1%, ovviamente il dato è influenzato dal fatto che l’escursionismo è anche l’attività più diffusa ma dove si annidano anche i comportamenti più a rischio; infatti buona parte degli interventi è richiesto per motivi dovuti all’incapacità, alla perdita di orientamento, ai ritardi o allo sfinimento; che testimonia, che la prevenzione e la diffusione di buone pratiche di approccio alla montagna, rappresentano una importantissima e fondamentale opportunità per far diminuire considerevolmente la propensione anche inconsapevole ad esporsi a dei rischi a volte fatali.

“La prevenzione è la vera arma che può far sì che gli interventi calino, trasmettendo cioè la giusta mentalità con la quale si deve affrontare la montagna che deve essere, prima di tutto, rispettata e vissuta con prudenza e responsabilità”, ha commentato Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto. Michele Titton, delegato del Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi, ha spiegato: “I dati dell’attività 2025 del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto confermano, anche nel nostro territorio delle Dolomiti Bellunesi, un trend ormai consolidato: cresce il numero delle persone che frequentano la montagna, cresce il numero degli interventi, ma cresce soprattutto la necessità di una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte degli utenti. La montagna non è una palestra all’aperto né un ambiente privo di rischi. Troppo spesso ci troviamo a intervenire per situazioni che potevano essere evitate con una preparazione adeguata, una corretta pianificazione dell’escursione e l’utilizzo di attrezzatura idonea. Una parte significativa dei soccorsi riguarda persone illese ma in difficoltà, a dimostrazione di scelte sbagliate o sottovalutazione dell’ambiente.

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