Valdastico Nord, c’è il patto del Vinitaly. E arriva l’ok anche alla holding

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La stretta di mano arriva lontano dai padiglioni affollati del Vinitaly, in una stanza riservata al primo piano. Dentro, per oltre mezz’ora, siedono il vicepremier Matteo Salvini, il presidente veneto Alberto Stefani e il governatore trentino Maurizio Fugatti. Quando la porta si riapre, la linea è tracciata: sì alla holding autostradale del Nord Est e via libera politico alla Valdastico Nord, con sbocco a Trento Sud. È Salvini a rompere gli indugi: “Sì alla holding autostradale”, scandisce, confermando che l’accordo è chiuso. Il Veneto applaude. Il Trentino annuisce. Roma benedice. E la partita infrastrutturale più controversa del Nordest entra nella fase decisiva.

Il faccia a faccia non è un episodio isolato. È il tassello di una strategia che punta a riportare sotto controllo pubblico le grandi arterie del Nordest, con CAV come perno della futura holding. Nelle intenzioni, dentro dovrebbero finire la Brescia–Padova, la Pedemontana Veneta e la stessa Valdastico Nord. Stefani parla dal palco e ribadisce un concetto più volte ripreso in questi mesi: autonomia infrastrutturale. Salvini rilancia: “I soldi pagati dai veneti rimarranno in Veneto”. Ma l’operazione non è priva di ostacoli: serve il via libera di Bruxelles e una compensazione alla Lombardia per la parte di Brescia–Padova che ricade sul suo territorio. Sul fronte Valdastico, l’annuncio è altrettanto netto e mette in fila dei sì pesantissimi: “Innesto a Trento Sud”, dichiarano Stefani e Fugatti quasi in coro.
Un tracciato che dovrebbe chiudere il corridoio Vicenza–Brennero, garantendo un collegamento più diretto con l’Europa. Il deputato vicentino della Lega Erik Pretto parla di “passo in avanti strategico” per le imprese del territorio. Ma non tutti ci credono.

C’è chi dice “no”. Nel Veneto, la critica più dura arriva da Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale. La sua è una contestazione che va oltre la Valdastico e colpisce l’intero modello di sviluppo regionale. “La Valdastico Nord costerà almeno cinque miliardi di euro – afferma – è quasi la stessa cifra che sarebbe servita per completare l’Sfmr, la metropolitana di superficie che avrebbe collegato il Veneto su rotaia. Quel progetto avrebbe aumentato l’uso del treno del 74% e ridotto quello dell’auto del 7,7%. Nel 2018 Zaia lo ha abbandonato perché troppo costoso. Per una nuova autostrada, invece, i soldi si trovano sempre”. Cunegato allarga il campo: “Il Veneto è la seconda regione più cementificata d’Italia. Questa classe dirigente non ha cambiato di un millimetro la sua idea di sviluppo: continua a investire sulla gomma, mentre i veneti si spostano su ferrovie ottocentesche. Per andare da Schio a Vicenza, 30 chilometri, ci vogliono 53 minuti e si viaggia ancora su treni a gasolio. Nel 2022 la Regione parlava di 80 milioni per l’elettrificazione della linea, ma anche in questo caso i soldi non si trovano”. E chiude: «Avs si opporrà alla Valdastico Nord e continuerà a battersi per una mobilità degna del ventunesimo secolo, con più ferro e meno asfalto”.

Il nodo finanziamenti: ora la palla è al Ministero. Fugatti sostiene che “il Trentino ha fatto la sua parte” e che ora tocca al Ministero definire la parte tecnica e finanziaria. Salvini, dal canto suo, risponde invitando i due governatori a Roma: “Parleremo dei finanziamenti”. A4 Holding, intanto, resta il soggetto chiamato a predisporre il piano economico-finanziario. L’orizzonte è il 31 dicembre di quest’anno, quando scadrà la concessione della Brescia–Padova. Da quel momento, se Bruxelles dirà sì, la holding potrà nascere. La sensazione, oggi, è che l’intesa Salvini–Stefani–Fugatti sia soprattutto un accordo politico: un asse che tiene insieme Roma, Venezia e Trento in una fase in cui la Lega cerca di ricompattare il proprio spazio nel Nordest. Ma il progetto, nei fatti, è ancora lontano dall’essere definito. Mancano i numeri, mancano i documenti, manca il piano finanziario. E soprattutto manca una risposta alla domanda che da trent’anni divide il territorio: la Valdastico Nord serve davvero a tutti? Per ora, l’unica certezza è che il Vinitaly ha offerto il palcoscenico a un patto che potrebbe ridisegnare la geografia infrastrutturale del Nordest. Ma tra un brindisi e l’altro, resta da capire se l’opera più discussa degli ultimi decenni abbia davvero trovato la sua strada o solo un nuovo slogan.

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