Szumski avverte Stefani: “Rompa con il passato, un miliardo di debiti è fallimento”

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Per anni è stata raccontata come il modello amministrativo da imitare. Il Veneto: una macchina efficiente, capace di coniugare conti in ordine, grandi opere e qualità dei servizi. Oggi, però, una parte dell’opposizione regionale sostiene che dietro quella narrazione si nasconda una realtà ben diversa. E utilizza la recente parifica del rendiconto generale 2025 da parte della Corte dei Conti come punto di partenza per un durissimo atto d’accusa nei confronti dell’eredità politica lasciata da Luca Zaia.

A lanciare l’offensiva è il Gruppo consiliare Resistere Veneto di Riccardo Szumski, che parla apertamente di “fallimento della trionfalistica amministrazione targata Luca Zaia” e di una Regione chiamata ora a fare i conti con “oltre un miliardo di debiti complessivi, perdite strutturali e promesse sistematicamente smentite dai fatti”. Affermazioni pesanti, che arrivano in una fase delicata per il Veneto e che chiamano direttamente in causa anche il nuovo governatore Alberto Stefani, al quale viene chiesto un cambio netto di impostazione rispetto agli anni precedenti. Nel documento diffuso dagli esponenti di Resistere Veneto, uno dei fronti principali riguarda le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Secondo il gruppo di opposizione, per anni l’evento sarebbe stato presentato come un’operazione priva di costi rilevanti per i cittadini, mentre oggi emergerebbero criticità economiche importanti: “I magistrati contabili hanno squarciato questo velo di propaganda – sostiene il gruppo consiliare – la Fondazione Milano Cortina chiuderà in pesante deficit strutturale, i cui costi reali ricadranno interamente sugli enti locali e sulla testa dei cittadini, mentre le spese per le infrastrutture collegate continuano a lievitare senza sosta”.

Al centro delle critiche finisce anche la Superstrada Pedemontana Veneta, da anni una delle opere simbolo delle politiche infrastrutturali regionali. Per Resistere Veneto il peso economico della SPV continua a rappresentare uno dei principali fattori di sofferenza per il bilancio regionale: “Solo nel 2025, la gestione della Pedemontana ha accumulato perdite strutturali pari a 176 milioni di euro”, affermano Lovat e Szumski, sostenendo – l’aumento dei pedaggi non è sufficiente a compensare il deficit e le risorse del bilancio ordinario vengono continuamente destinate al riequilibrio dell’opera”. La critica, tuttavia, va oltre le questioni infrastrutturali e investe il modello politico complessivo che avrebbe caratterizzato gli anni della presidenza Zaia. Secondo Resistere Veneto, la concentrazione di risorse su grandi progetti avrebbe finito per indebolire settori strategici come la sanità, le politiche sociali e l’edilizia pubblica. Nel mirino finisce in particolare la situazione degli alloggi Ater: “Oggi il Veneto si trova a fare i conti con il dramma di 7.800 alloggi lasciati inagibili per mancanza di manutenzioni e ristrutturazioni», denuncia il gruppo consiliare. «Parliamo di un patrimonio pubblico che avrebbe dovuto essere messo a disposizione dei cittadini, delle giovani famiglie e degli anziani in difficoltà economica, e che invece resta inutilizzato mentre cresce la domanda di edilizia residenziale pubblica”.

Per l’opposizione si tratta della dimostrazione di una politica che avrebbe privilegiato le opere simboliche rispetto alle necessità quotidiane delle comunità locali. Ma è particolarmente severo è il giudizio espresso sul sistema sanitario regionale. Pur prendendo atto dei dati di bilancio relativi ad Azienda Zero, Resistere Veneto contesta che i risultati contabili possano essere considerati rappresentativi dello stato di salute effettivo del sistema: “La salute si misura con l’efficienza dei servizi, non con gli artifici di bilancio”, affermano gli esponenti del gruppo. Le criticità indicate riguardano soprattutto la carenza di personale sanitario, le difficoltà dei pronto soccorso e le liste d’attesa. Nel documento viene inoltre contestata la destinazione di una parte dei fondi straordinari regionali alla sanità privata convenzionata: “Ben 20 milioni di euro di quei fondi pubblici sono finiti direttamente nelle casse della sanità privata convenzionata – sostiene Resistere Veneto – questa non è programmazione, ma una sistematica abdicazione del ruolo istituzionale da parte di chi decide di sussidiare i privati anziché ristrutturare e valorizzare la sanità pubblica territoriale”.

L’appello a Stefani. L’ultima parte dell’intervento è rivolta direttamente al nuovo presidente della Regione. Pur riconoscendo ad Alberto Stefani la necessità di gestire una situazione ereditata dalla precedente amministrazione, il gruppo di opposizione chiede una discontinuità politica chiara. “Comprendiamo la sua difesa d’ufficio quando parla di un bilancio in ordine – afferma Resistere Veneto – ma non è più tollerabile alcuna continuità con gli errori del passato. Serve un netto ed evidente cambio di marcia nelle politiche economiche, infrastrutturali e sanitarie”. Il gruppo rivendica inoltre il proprio ruolo di controllo e proposta all’interno del Consiglio regionale: “Chi siede sui banchi del governo regionale troverà in noi interlocutori leali e intellettualmente onesti – concludono gli esponenti di Resistere Veneto – ma sempre fieri custodi della nostra autonomia. Se il governatore Stefani vorrà davvero invertire la rotta e rimettere al centro i territori e i loro bisogni reali, noi siamo pronti a confrontarci seriamente. Il tempo delle scuse e della propaganda è scaduto”.

E dietro lo scontro politico, resta una questione destinata ad accompagnare i prossimi mesi della legislatura: stabilire se i rilievi evidenziati dall’opposizione rappresentino davvero l’eredità di un modello giunto al capolinea oppure il prezzo inevitabile di scelte infrastrutturali e amministrative che la maggioranza continua a rivendicare. Una discussione che, al di là delle contrapposizioni di parte, finirà inevitabilmente per misurarsi con un unico giudice: la capacità della Regione di mantenere servizi efficienti senza scaricare nuovi costi sui cittadini.

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