25 aprile in piazza dei Signori, gesto razzista su un bimbo etiope di cinque anni

Piazza dei Signori a Vicenza ieri, 25 aprile

A quanti genitori è successo di vedere il proprio figlio prendere per mano o stringersi al papà o alla mamma “sbagliata”, scambiando nella folla un passante per il proprio genitore? Sicuramente a molti. Quello a cui hanno assistito ieri i genitori adottivi vicentini di un bimbo di origini africane in piazza dei Signori a Vicenza è però davvero increscioso perché puzza molto di razzismo e assume un significato ancora più incredibile se si pensa che proprio ieri chi era in quella piazza stava celebrando la Festa della Liberazione e quindi della nostra Costituzione, che del rispetto della persona umana ha fatto uno dei suoi principi cardini.

A raccontare quanto accaduto è la stessa mamma del piccolo (che preferisce non dire il suo nome per proteggere il figlio ma ha raccontato l’episodio sui social), una professionista vicentina che con il marito e i tre figli si trovava nel salotto buono di Vicenza per partecipare, appunto, alle celebrazioni del 25 aprile. “Eravamo tutti insieme in piazza e al termine della manifestazione stavamo per andarcene quando mio figlio di cinque anni, di origini etiopi, nella folla ha scambiato un signore ben vestito di circa cinquant’anni per suo papà e gli ha abbracciato una gamba. La persona in questione lo ha spinto via con violenza fino quasi a farlo cadere e gli detto con disprezzo, facendo anche il gesto tipico con la mano, ‘che cosa vuoi?‘. Io e mio marito siamo rimasti davvero molto scioccati dalla sua aggressività”.

Pochi dubbi che ad aver infastidito l’uomo sia stato il fatto che il bambino aveva la pelle scura. “Il tono e il modo in cui ha reagito all’abbraccio di nostro figlio – continua la mamma – già lasciavano pensare a quello. E ne abbiamo avuto la conferma quando, pacati ma decisi  gli abbiamo chiesto se gli sembrava il caso di trattare un bambino così e se il problema era il colore della pelle. Questo signore in un primo momento ci ha fissati zitto e quasi ironico, sfidandoci. Allora siamo partiti in quarta e gli abbiamo detto tutti i motivi per cui doveva solo vergognarsi. Così ha iniziato, forse, a rendersi conto del suo comportamento, vista anche l’attenzione crescente di altre persone presenti, finché una signora gli ha detto di andarsene via”.

“Per fortuna – conclude la mamma – siamo riusciti in questa situazione a far sentire nostro figlio protetto. Ma c’è rimasto malissimo e abbiamo dovuto aiutarlo a rielaborare quanto gli era accaduto. Continuava a chiederci perché si fosse arrabbiato così, dal momento che non gli aveva fatto male e si era solo sbagliato abbracciandolo”.

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