Il Pd vicentino incorona Cislaghi: “Osservare non basta, ora guidiamo il cambiamento”

Il Partito Democratico vicentino ha un nuovo segretario. La ratifica dell’elezione di Luca Cislaghi, classe 1989, originario di Velo d’Astico, è arrivata ieri all’Alfa Hotel, dove il congresso provinciale ha sancito un passaggio di consegne atteso e, nei fatti, già scritto da tempo. Una candidatura unitaria, cresciuta nel tempo e sostenuta dai principali amministratori del territorio, che segna l’inizio di un nuovo corso dopo il mandato di Davide Giacomin, alla guida dal 2022.
La convergenza su Cislaghi non è stata un atto formale. È il risultato di un percorso politico che alcuni, dentro e fuori il Pd, hanno letto anche come un riconoscimento per la compostezza con cui, alle scorse Regionali, scelse di non presentare ricorso nonostante i soli due voti che lo separarono dall’elezione poi concretizzata a favore di Antonio Dalla Pozza. L’idea di un “risarcimento morale” sostenibile solo in parte: Cislaghi, pur provenendo da quella periferia spesso snobbata, ha saputo intrecciare rapporti e relazioni col territorio che lo ha premiato con un risultato tutt’altro che scontato. E ieri, davanti a iscritti, amministratori, sindacati e rappresentanti delle categorie economiche, Cislaghi ha pronunciato una relazione lunga, intensa, che ha restituito l’immagine di un segretario emozionato ma pragmatico, deciso a tenere insieme un partito che non vuole più accontentarsi della testimonianza: “Oggi non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una responsabilità grande – ha esordito, ringraziando circoli, volontari e la segreteria uscente – siete il volto del nostro partito nei territori. Questo partito deve essere sempre di più al vostro fianco”.
Il nuovo segretario ha insistito sulla necessità di rafforzare la partecipazione interna, valorizzando Donne Democratiche e Giovani Democratici e introducendo strumenti nuovi come le primarie tematiche: “Una comunità politica è forte quando le decisioni sono condivise, discusse, vissute” ha detto, rivendicando un percorso congressuale unitario, ma soprattutto di ascolto vero. Poi il passaggio più politico: il ruolo del terzo settore, definito “ciò che tiene insieme ciò che il mercato divide e ciò che lo Stato da solo non riesce a tenere”. Un riconoscimento che ha trovato un applauso convinto: “Dobbiamo sostenerlo e coinvolgerlo – ha aggiunto – e la via è un Pd che non osserva, ma accompagna”. Sul tema della sicurezza, Cislaghi ha scelto una linea netta: “La sicurezza non è né di destra né di sinistra. È un diritto. Ma non si costruisce con gli slogan: si costruisce con la presenza delle istituzioni, con la prevenzione, con comunità vive e coese”.
Un messaggio che parla direttamente a un territorio attraversato da tensioni e dibattiti.
Il segretario ha poi legato ambiente, mobilità e infrastrutture in un’unica cornice: “Sono il modo in cui si vive – ha avvertito poi parlando di transizione ecologica – se non governiamo noi questo processo, lo subiranno i più deboli. E questo non possiamo permetterlo”. Da qui la richiesta di scelte concrete, come il rilancio della metropolitana di superficie: “Le soluzioni esistono. Serve la volontà politica di metterle a terra”. Uno dei passaggi più attesi riguardava le fusioni tra Comuni, tema che nel Vicentino torna ciclicamente. Cislaghi non si è sottratto: “In molti casi i tempi sono maturi. I Comuni fanno sempre più fatica. La politica non può girarsi dall’altra parte: deve accompagnare questi passaggi, con coraggio”. Una posizione che anticipa una riflessione più ampia già avviata nel partito con la fusione dei circoli.

Ma la parte più concreta della relazione è stata dedicata al metodo: “Un partito forte non è solo quello che sa parlare bene, ma quello che sa organizzarsi, ascoltare, decidere e costruire”. Ha annunciato un esecutivo snello ed efficace, una direzione che torni a essere “luogo vero di confronto”, tavoli permanenti con amministratori, categorie economiche, mondo del lavoro, terzo settore e sindacati. E un obiettivo simbolico ma identitario: riportare in provincia una grande Festa Democratica: “La Festa dell’Unità non è solo un evento: è il modo più concreto che abbiamo per tornare a essere un partito popolare”.
Con una riflessione finale personale, ma anche di visione politica: “Non prometto scorciatoie. Prometto impegno. Prometto ascolto. E prometto che faremo di tutto per essere all’altezza. Per Vicenza. Per il nostro territorio. Per una società più giusta”. All’Alfa Hotel, ieri, la sensazione era chiara: il Pd vicentino ha scelto un segretario capace di unire e di parlare oltre i confini tradizionali del partito. Ora, per Cislaghi, inizia la parte più difficile: trasformare quella promessa in direzione politica e provare ad aggredire quella monopolizzazione che da tempo immemore vede la provincia berica – esclusi alcuni comuni – zona franca del centrodestra.
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