Pratiche per l’immigrazione “artefatte” e truffa. In due finiscono agli arresti domiciliari

La Questura di Vicenza, da dove è partita la segnalazione

Lei è la titolare di un’agenzia di disbrigo di pratiche internazionali, lui un suo collaboratore o, meglio ancora, si potrebbe definire come complice viste le indagini in corso che hanno portato all’arresto di entrambi. Per poi essere confinati ai “domiciliari” come regime di custodia deciso dal giudice per le indagini preliminari di Vicenza.

La donna (di nazionalità italiana) avrebbe agito in barba alle leggi attraverso la Azeta Ced srl da lei condotta al fine di rilasciare permessi e nulla osta irregolari e altri documenti contraffatti, al fine di far ottenere – dietro lauto compenso – permessi di soggiorno o visti di ingresso in Italia a cittadini stranieri extracomunitari. Nella maggioranza dei casi si tratta di uomini e donne provenienti dall’Africa. Determinante il ruolo anche del presunto complice, di nazionalità marocchina.

Nel dettaglio i reati contestati ai due indagati consistono in falso per induzione dei pubblici ufficiali (in relazione ai permessi e ai nulla osta rilasciati) e di contraffazione di documenti, per determinare il rilascio di visti di ingressi o permessi di soggiorno (in relazione alle false visure camerali prodotte). Ieri, lunedì 22 febbraio, due pattuglie della Squadra Mobile hanno eseguito l’ordine della Procura di Vicenza andando a “far visita” alla 60enne Z.A. – fornite solo le iniziali dalla Questura – e K.O. di 53 – idem per l’uomo, i due sarebbero legato da un rapporto affettivo -, raggiunti nei rispettivi domicili noti a Vicenza e provincia e informati dell’obbligo imperativo di rimanere agli arresti domiciliari.

L’attività di intermediazione e consulenza rivolta alle pratiche per l’immigrazione e l’emigrazione ha sede nel capoluogo berico, e si occupa in larga parte di ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno. La prassi, consolidatasi nel tempo secondo le indagini, consisteva nel creare false visure camerali che attestavano una presunta impresa, facendo figurare tutti i richiedenti stranieri come titolari di redditi idonei ad ottenere il permesso di soggiorno per lavoratori autonomi e di potere, in numerosissimi casi, ottenere il nulla osta per il ricongiungimento familiare.

Già dai primi mesi del 2019 gli uffici preposti della Questura avevano notato le anomalie, segnalando le incongruenze e dando di fatto il via alle verifiche richieste. Grazie alla collaborazione della Camera di Commercio di Vicenza è stato possibile comparare la documentazione, predisposta dagli indagati, con i dati ufficiali ed in tal modo si è potuto ricostruire, con un intenso lavoro di ricerca e di scambio di informazioni, il modus operandi dell’agenzia e dei complici. Nel corso del procedimento, poi, si è ravvisato anche una sorta di “colpo di scena”: un cliente della stessa agenzia ha infatti presentato una denuncia per truffa perché, a seguito di un accesso presso l’ufficio immigrazione della Prefettura, aveva riscontrato anomalie e falsità nella dichiarazione presentata, per suo conto, dalla professionista ora in regime di arresti domiciliari.