Pedemontana, CoVePA denuncia: “Documenti nascosti, temiamo nuovo caso Pfas”

“Dopo 20 anni la Regione Veneto avvia una variante allo studio per l’impatto ambientale della superstrada Pedemontana Veneta ma non rende pubblici i dati e temiamo il rischio di un nuovo caso Pfas”. Sono le parole del CoVePA (Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa) che chiede immediata trasparenza e denuncia la presenza di documenti tenuti volutamente all’oscuro del pubblico.
Si tratterebbe in pratica di “opacità amministrativa”, in quanto la Regione starebbe portando avanti modifiche cruciali senza però mostrare le carte. Lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) è un documento fondamentale che valuta i danni e i rischi per l’ambiente e gli esseri umani nel momento in cui si realizza una infrastruttura o un’opera importante. Il documento precedente risale a oltre 20 anni fa e viene ritenuto datato. Da qui la decisione della Regione di dare il via al riesame.
Secondo il CoVePA però “molti documenti tecnici non sono consultabili. Le osservazioni a cui abbiamo contribuito insieme ad altri gruppi, studiosi e comitati, si sono concluse in fretta e furia il 19 novembre 2025. Ma a una attenta analisi mancano documenti importanti.
Il punto più critico riguarda la presenza di PFBA (una tipologia di Pfas) riscontrata nelle acque di drenaggio delle gallerie di Malo e Sant’Urbano, lungo la Pedemontana.
Sempre secondo CoVePA: “Documenti ufficiali confermano che già a fine 2023 la Regione aveva segnalato al Ministero dell’Ambiente concentrazioni inedite e significative di queste sostanze chimiche. Eppure, nonostante la gravità della situazione, i dettagli tecnici e le analisi dell’Arpav sono rimasti chiusi nei cassetti degli uffici regionali.
La similitudine con il caso Miteni: “Vogliamo sapere cosa accade sotto i nostri piedi e nelle falde”
Per i portavoce del CoVePA (Matilde Cortese, Massimo M. Follesa ed Elvio Gatto), questo modo di agire ricorda tristemente l’inizio del caso Pfas-Miteni, quando le informazioni sulla salute pubblica vennero diffuse con colpevole ritardo. “Vogliamo sapere cosa sta accadendo sotto i nostri piedi e nelle nostre falde – sottolineano dal Coordinamento – La salute non può essere gestita con documenti segreti”.
La diffida a Regione e Ministero
CoVePA ha deciso di agire e ha presentato un’istanza di accesso agli atti per comprendere la reale portata dell’inquinamento da PFBA e le misure adottate per proteggere la salute dei cittadini, gli acquedotti e le falde, i corpi idrici superficiali e sotterranei.
Con una pec rivolta alla Regione Veneto e al Ministero dell’Ambiente il CoVePA inoltre chiede direndere nota la segnalazione della Regione Veneto che ha dato origine alla procedura di riesame per impatti ambientali significativi e imprevisti, la nota con la quale il Ministero ha importo l’aggiornamento dello SIA, l’aggiornamento recente dello SIA che a oggi non è pubblicato, rendere noti i verbali delle conferenze di servizi degli ultimi due anni, bloccare l’approvazione della variante finchè non si potrà leggere la documentazione completa.
Quindi la diffida formale dal Coordinamento alla Regione Veneto e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: “Non approvate la Variante allo SIA senza gli atti dovuti. Non è possibile approvare alcuna variante allo SIA 2500 della SPV senza che la documentazione richiesta sia resa pubblica e messa agli atti del procedimento. La mancata pubblicazione degli atti: lede il diritto dei cittadini e delle associazioni a partecipare al procedimento; pregiudica chi ha già presentato osservazioni; viola i principi di trasparenza e partecipazione previsti dalla normativa ambientale europea e italiana.
Secondo CoVePA: “La nostra battaglia non riguarda solo un’opera stradale, ma il diritto fondamentale dei veneti di conoscere i rischi per la propria salute e per l’ambiente in cui vivono. La presenza di PFBA nelle acque di drenaggio delle gallerie SPV è un fatto grave, documentato e riconosciuto dagli stessi enti pubblici. È inaccettabile che, di fronte a un rischio per la salute e per gli acquedotti, la Regione avvii una Variante allo SIA senza pubblicare gli atti fondamentali. La trasparenza non è un optional: è un obbligo di legge e un dovere verso i cittadini”.
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