Adescavano uomini online e li rapinavano nei parchi: arrestati fratello e sorella

La trappola scattava sempre allo stesso modo: un profilo femminile accattivante, qualche messaggio scambiato su una chat di incontri, un appuntamento fissato in un parco appartato di Bassano del Grappa. Poi, al posto della ragazza, compariva un giovane incappucciato, armato e violento. È così che, secondo gli inquirenti, due fratelli di Mussolente – lei 21 anni, lui appena 18 – avrebbero messo a segno una serie di rapine che nelle ultime settimane avevano creato allarme nel Bassanese.
L’arresto è arrivato nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, dopo l’ennesimo colpo finito male. Tutto è iniziato quando un 29enne di origini macedoni, residente nel Padovano, si è presentato all’una di notte alla caserma dei Carabinieri di Bassano del Grappa, sconvolto, ferito e ancora sotto shock. L’uomo aveva raggiunto il parco pubblico “Gino Pistorello” per incontrare la ragazza conosciuta online, ma ad attenderlo aveva trovato un uomo alto e muscoloso, il volto coperto da un passamontagna, armato di coltello e tirapugni. L’aggressore lo aveva colpito ripetutamente alla testa, minacciandolo con la lama e strappandogli il telefono. Poi, approfittando del fatto che l’auto della vittima era rimasta aperta e con le chiavi inserite, era fuggito a bordo del veicolo. Solo il passaggio di un’altra macchina aveva permesso al 29enne di divincolarsi e scappare.
La denuncia ha fatto scattare l’intervento immediato dei carabinieri, che già da giorni stavano lavorando su episodi analoghi avvenuti in città. Le modalità – l’adescamento online, l’appuntamento in un luogo isolato, l’aggressione improvvisa – erano troppo simili per essere casuali. I sospetti, come confermato dalle fonti, convergevano proprio sui due fratelli. Le perquisizioni nelle loro abitazioni hanno fornito riscontri decisivi: nella casa del 18enne sono stati trovati gli abiti indossati durante l’ultima aggressione, un passamontagna, una noccoliera e un coltello nascosto nella sua auto, ma non solo. All’interno i militari hanno scovato anche piante di “marijuana”, custodite all’interno di una stanza adibita a vera e propria serra, tanto da avere anche le apposite lampade e un impianto di reazione. I due hanno inoltre indicato il punto in cui avevano abbandonato la vettura rubata al 29enne, ritrovata a San Zenone degli Ezzelini.
Gli investigatori ritengono che la coppia sia responsabile di almeno altri due episodi. Il primo risale al 22 novembre scorso, quando un 27enne trevigiano era stato attirato nello stesso modo e rapinato del suo iPhone 15 Pro Max, di 300 euro in contanti e di ulteriori 250 euro sottratti tramite l’app bancaria installata sul telefono. Il secondo caso, avvenuto invece il 4 gennaio di quest’anno, aveva coinvolto un 24enne di Colceresa: il giovane, intuendo il pericolo, era rimasto in auto, ma l’aggressore lo aveva inseguito, raggiunto a un semaforo e persino forato una gomma nel tentativo di trascinarlo fuori dall’abitacolo. Solo la prontezza della vittima aveva impedito che la rapina andasse a segno.
Il quadro che racconta di un piano criminale tanto rudimentale quanto efficace, fondato sulla fiducia mal riposta delle vittime e sulla vulnerabilità degli incontri online. Una dinamica che, come sottolineano gli inquirenti, non è nuova: i criminali sfruttano l’apparente intimità delle chat per costruire un contatto credibile e poi colpire in luoghi isolati, dove la possibilità di difendersi o chiedere aiuto è minima. Ma con l’arresto dei due fratelli, i Carabinieri ritengono di aver messo fine a una sequenza di aggressioni che aveva seminato paura nella comunità bassanese. Le indagini, tuttavia, non si fermano: gli investigatori stanno verificando se vi siano altre vittime che, per vergogna o timore, non hanno ancora trovato il coraggio di denunciare. Una vicenda che, oltre alla cronaca, riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza digitale e della prudenza necessaria quando si accettano incontri con persone conosciute solo online.
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