Tensione Iran-Usa, Khamenei: Trump colpevole delle morti durante le proteste

La tensione tra l’Iran ed il mondo occidentale, in particolare gli Usa, torna a crescere. La guida suprema, Ali Khamenei, ha affermato che l’Iran “considera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump un criminale per aver inflitto vittime, danni e calunnie al popolo iraniano durante le proteste”. Poi aggunge: “L’ultima sedizione anti-iraniana è stata diversa in quanto il presidente degli Stati Uniti è stato coinvolto personalmente”.
Parlando durante un evento religioso, Khamenei ha aggiunto che “l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di inghiottire l’Iran, è stata una ribellione americana e il popolo l’ha schiacciata. L’intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all’estero”. La Guida Suprema ha detto ancora: “Coloro che erano legati a Israele e agli Stati Uniti hanno ucciso migliaia di persone. Non trascineremo il Paese in guerra, ma non permetteremo che criminali internazionali o locali sfuggano alla punizione”.
Continua intanto a salire il bilancio dei morti nella violenta repressione delle proteste. Secondo quanto rende noto l’ong Human Rights Activists, sono 3.090 i manifestanti uccisi nelle piazze di numerose città del Paese, ed il regime si prepara a rendere permanente il blackout di Internet nel Paese. Ripristinato invece l’accesso alla messaggistica Sms.
Il Ministero degli Esteri iraniano, in una nota diffusa sui social network ha affermato: “I paesi del G7, sotto l’influenza degli Stati Uniti e del regime sionista, ignorano consapevolmente il fatto evidente che le riunioni pacifiche del popolo iraniano sono state trasformate in violenza dal movimento organizzato di agenti terroristici equipaggiati dal regime sionista, durante le quali un gran numero di manifestanti e forze dell’ordine e di sicurezza sono stati attaccati, feriti o hanno perso la vita”.
E l’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea ha invitato le compagnie aeree a evitare momentaneamente lo spazio aereo iraniano a causa della “situazione in corso e la possibilità di un’azione militare statunitense”.