Dopo-Orsi, fumata nera: Nardi vota con le minoranze. Il Consiglio rinviato a domani

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Fumata nera. Il Consiglio comunale che avrebbe dovuto sancire il dopo-Orsi si è trasformato in un’autogol politico, l’ennesimo di una maggioranza che da settimane fatica a ritrovare compattezza. La seduta, convocata anche per eleggere il nuovo presidente del Consiglio dopo le dimissioni di Valter Orsi, si è aperta in un clima già teso e si è chiusa con un nulla di fatto, sospesa e rinviata a domani, mercoledì. Un rinvio che non è solo tecnico: è il segno evidente di una crisi che non si riesce più a contenere.

E mentre Orsi aleggia quasi come una figura mitologica, sempre più defilato e in silenzio da giorni, la sua “clausura” ha pesato anche ieri come un macigno. Con lui mancavano anche i suoi fedelissimi – Alberto Bertoldo, Luciana Carpi e Loredana Spinato – confermando ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti: la maggioranza non è più un blocco unico, ma un mosaico incrinato. Le tensioni interne si sono materializzate nel momento più delicato, quello del voto a scrutinio segreto per scegliere il nuovo presidente. E il risultato ha fotografato la frattura: 11 voti per Sergio Secondin, candidato della maggioranza, e 10 voti per Giovanni Battistella, sostenuto dalle opposizioni e dai consiglieri di Fratelli d’Italia Alex Cioni e Gianmario Munari. Il decimo voto, come molti sospettavano, è arrivato da Anna Nardi, ex vicepresidente del Consiglio, uscita dalla maggioranza e ora nel gruppo misto. Alla votazione erano infatti presenti 24 consiglieri, di cui 21 votanti, incluso il sindaco. Le schede valide sono state 21, nessuna scheda nulla. Non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata di 13 voti prevista per l’elezione del Presidente del Consiglio comunale, nessuno dei candidati è risultato eletto.

E lei non solo conferma il suo voto, ma aggiunge a caldo un elemento politico di peso: “Il mio voto è andato al consigliere Battistella – dichiara Anna Nardi – sapevamo già che non si sarebbe arrivati all’elezione, perché serve la maggioranza dei componenti e non dei presenti. Sono rammaricata che Secondin abbia scelto di sospendere la seduta: il segretario Foti ci aveva spiegato che si poteva proseguire con gli altri punti. C’erano atti importanti, dalla relazione sulle pietre d’inciampo alle delibere per l’Ats. Ora tutto è fermo finché la maggioranza non proporrà un candidato condivisibile da 13 consiglieri”. Una sospensione che, infatti, ha congelato anche temi urgenti, tra cui la relazione sulle pietre d’inciampo da approvare in tempo utile per la Giornata della Memoria. Un dettaglio che, secondo le minoranze, rende ancora più evidente quanto la crisi politica stia iniziando a rallentare anche l’attività amministrativa.

E dall’opposizione, il clima è di attesa ma anche di crescente irritazione. Battistella parla apertamente di una maggioranza che non c’è più: “Un chiarimento è dovuto e doveroso, a noi ma soprattutto alla città. Se domani riproporranno Secondin, non ci sarà storia. Non è una figura super partes e continuare a insistere significa voler sbattere contro un muro. La situazione è drammatica quanto surreale: basti pensare che ci sono consiglieri come Bertoldo che mancano ormai da tre consigli di fila”. Caustico Alex Cioni che affonda il colpo: “Non è servito che uscissimo dall’aula: la maggioranza si sta affossando da sola”.

Il nodo resta sempre lo stesso: la figura di Valter Orsi, convitato di pietra di questa vicenda. Le sue dimissioni, il suo silenzio e le assenze coordinate dei suoi più stretti collaboratori alimentano interrogativi che nessuno, per ora, sembra voler sciogliere. Ora tutto si gioca su domani. Non sarà solo una nuova votazione: sarà un passaggio politico cruciale. La maggioranza dovrà dimostrare di esistere ancora, di avere una linea, un nome, una direzione. Le opposizioni, dal canto loro, hanno già fatto capire che non arretreranno di un millimetro. E se domani dovesse ripetersi lo stesso copione, non sarà più solo una questione di numeri: sarà la certificazione definitiva di una crisi che non riguarda più solo il Consiglio, ma la capacità stessa di governo. E a quel punto, il vero tema non sarà più chi guiderà l’aula, ma chi guiderà Schio fuori da questo stallo.

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