L’arte del gelato con il maestro Simone Sudiero, tra gusti tradizionali e curiose novità

Cosa significa oggi, nel 2026, essere un mastro gelatiere? Le risposte a tale interrogativo sono potenzialmente tante quanto il numero di coloro che, nel Vicentino, praticano questa professione. Per non parlare delle opinioni dei consumatori che, con le creazioni di questi artigiani, deliziano il proprio palato. È meglio attenersi alla tradizione? Oppure si deve innovare? Radio Eco Vicentino ne ha parlato con il giovane Simone Sudiero, 34 anni, titolare della gelateria thienese Saimon.
Essere mastro gelatiere oggi, esordisce Simone, significa prestare attenzione alla qualità e alla produzione sostenibile delle materie prime. “Io lavoro con le aziende del territorio – racconta ai microfoni della rubrica “StartUp” -. Ad esempio, tutta la frutta la prendo da un agricoltore che la coltiva in maniera biologica, senza l’uso di pesticidi. La nocciola, invece, me la procuro da una famiglia che dichiara essa stessa di non volerne realizzare in grandi quantitativi. Il loro obiettivo è valorizzare realtà piccoline, fornendo a queste un prodotto di qualità che, oltre ad essere biologico, è anche Igp”.
Ma intraprendere questa professione, continua Simone nella chiacchierata con Gianni Manuel, comporta anche una costante attenzione per l’evoluzione dei desideri della clientela. “C’è una richiesta sempre maggiore nei confronti di gusti senza zuccheri aggiunti e senza latte. La valorizzazione dei prodotti del territorio poi – ribadisce – deve sempre esserci. Magari di qualche frutto strano. Perché comunque il gelato si può fare con tutto”.
Appare già evidente, insomma, che per il giovane maestro la risposta alla domanda iniziale è, convintamente, “innovare”. E dimostra chiaramente quanto ciò sia fondamentale per lui nel momento in cui afferma di aver seguito “corsi per la produzione di gelato senza zuccheri aggiunti, al 100% naturale”. Essere all’avanguardia, poi, implica anche sapere che si può realizzare un gelato apposito per chi è intollerante al lattosio, quindi senza usare il latte. “O si usa l’acqua – spiega – oppure si può ricorrere a bevande vegetali come il latte di soia, di avena o di riso”.
“Innovare” è la parola d’ordine di Simone per tutto ciò che crea. “Produco semifreddi in chiave moderna – sottolinea -, ad esempio stratificati con la glassa a specchio oppure decorati in modo particolare”. Una continua ricerca di novità che lo porta a realizzare gusti decisamente curiosi: “Uno di quelli che mi vengono chiesti ancora adesso è la mozzarella di bufala servita in coppetta con olio extravergine di oliva”.
A conti fatti, essere mastro gelatiere nel 2026, per Simone, comporta la rivalutazione di prodotti fuori dagli schemi: “La scorsa estate, in occasione di un matrimonio, ho utilizzato lo yuzu, che è un agrume giapponese. Poi ho fatto un gelato utilizzando anche una specie di banano che viene coltivato proprio qui, nei dintorni”. Di certo, conclude, non smetterà di ricorrere, per le sue creazioni, alle “infusioni di erbe o spezie come timo e rosmarino. O ai fiori, come la lavanda”.
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