Medio Oriente, la premier Meloni esclude un coinvolgimento su Hormuz

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Lavorare a una de-esclation e niente coinvolgimento sullo stretto di Hormuz. Sono le uniche due certezze alle quali sembra aggrapparsi Giorgia Meloni che torna a parlare del conflitto in Medio Oriente e lo fa ospite di Quarta Repubblica su Rete4. Sulla guerra in Iran la presidente del Consiglio ha ribadito che il governo lavora “per una de-escalation, cioè per fare in modo che possa terminare e possa tornare la diplomazia”. “Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento (quindi entrare in guerra ndr). Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione. Ma intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”.

Altro tema sono le basi militari italiane nell’area del Golfo. “Sono oggi ovviamente il primo problema principale del quale mi occupo”, ha detto Meloni. “C’è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell’area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se – ha aggiunto – i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo. Perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell’area abbiamo decine di migliaia di italiani”.

E mentre Donald Trump attacca gli alleati della Nato perché non vogliono intervenire a Hormuz, l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, arrivando al Consiglio europeo, ha riferito di aver parlato “con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un’iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina”. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l’Asia, ma la situazione è problematica “anche per quanto riguarda i fertilizzanti – ha aggiunto – E se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo”.