Spettacolando – All’Ilva non è cambiato nulla, a al Teatro Astra fanno bene a ricordarlo

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“La storia di Taranto e dell’Ilva”, portata in scena venerdì 13 Marzo da Usine Baug & Fratelli Maniglio al Teatro Astra di Vicenza, è uno spettacolo che colpisce allo stomaco e alla coscienza: un racconto teatrale che intreccia memoria, denuncia e poesia civile, senza retorica.

Nel secolo scorso si andava a teatro per distrarsi, ridere, sognare: dopo una giornata di lavoro ci si meritava un po’ di sano svago. Indagare spettava ai magistrati, raccontare fatti discutibili che lo stato non voleva vedere era compito dei giornalisti, con preziose inchieste che potevano aiutare a correggere le storture del sistema, politico, economico e sociale. Erano più o meno queste le dinamiche di uno stato democratico, presente e al servizio dei cittadini: ora non è proprio così.

Un celebre autore di noir, confessava che i suoi romanzi non nascono dal desiderio di raccontare il peggio del paese: semplicemente lui ( ma non solo) sentivano il dovere di fare ciò che i giornalisti non fanno (quasi) più. Le inchieste! Sulla connivenza tra banche e riciclaggio, ad esempio,  o sulle dinamiche della criminalità organizzata e su come si inserisce nel tessuto sociale; o veri e propri resoconti di come poligoni militari – dove si fanno esperimenti a cielo aperto – uccidono le persone che vivono nei pressi di quel campo. Tassi di leucemia mille volte superiori, maiali a due teste, frutta e verdura che sono veleno e che gli stessi contadini nascondono: perché con quello, loro ci vivono, e senza quelle vendite non sanno come campare. Purtroppo, poi, ci muoiono pure. Come a Taranto.

Al teatro Astra non assistiamo ad un’inchiesta, quanto piuttosto ad un remind, perché le inchieste sono state fatte, e le regole sono state cambiate per proteggere proprio chi era responsabile e connivente. Signori della politica!!! Continuate a non vedere che si muore??!! La vita dei cittadini ha ancora un valore per voi, per noi?
La narrazione prende forma a partire dalla vicenda dell’acciaieria di Taranto, simbolo potente e controverso dell’industrializzazione italiana: l’Italia ha tanto tanto bisogno di acciaio! ci hanno ripetuto come se i cittadini volessero contrastare lo sviluppo economico. Non si tratta soltanto della storia di una fabbrica, ma di una città intera, sacrificata dallo stato e dai soliti sfruttatori, sospesa per decenni tra la promessa del lavoro e il prezzo altissimo pagato in termini ambientali e sanitari. L’Ilva porta lavoro dove lavoro non c’è, l’Ilva uccide chi ci lavora e chi gli sta accanto: un gatto che si morde la coda, mentre la gente si ammala, e muore.

Usine Baug & Fratelli Maniglio raccontano tutto questo con ironia e decisione. Raccontano la storia di un bambino ammalato perché nato vicino all’Ilva, raccontano di giovani scappati a cercare un futuro dove lavorare non equivale ad ammalarci. La partita di calcio che mettono in scena è metafora di un paese dove questo gioco sembra avere più importanza di tutto, il cui eco di risonanza viene spesso utilizzato con maestria, per nascondere fatti ben più importanti. Ma è una partita già scritta, già segnata, è impossibile invertire il risultato quando le forze sono impari: solo a teatro la finzione può sembrare vera. Ma è un gioco e a Taranto tutto questo, un gioco non lo è più.

Quello a cui assistiamo è teatro civile italiano, espresso con un linguaggio contemporaneo, capace di parlare anche a un pubblico giovane. Non è uno spettacolo facile né consolatorio e lascia addosso un senso di inquietudine che persiste anche dopo l’uscita dal teatro. La risposta del pubblico è stata intensa e partecipata, i silenzi, carichi di attenzione, gli applausi finali, lunghi e convinti, testimonianza di un coinvolgimento emotivo profondo. “La storia di Taranto e dell’Ilva” è uno spettacolo necessario, ma vorremmo che non lo fosse. Vorremmo che Usine Baug & Fratelli Maniglio ci facessero ridere, vorremmo poter uscire e andarci a bere una birra sorridenti: vorremmo che uno spettacolo necessario, non lo sia mai più.

Paolo Tedeschi

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