Al via i lavori per il bacino di laminazione sull’Astico: recuperate le cave dismesse

Dopo anni di stallo, fra polemiche e ricorsi da parte dei Comuni e dei comitati di cittadini, sono iniziati nel Vicentino i lavori per la realizzazione del bacino di laminazione sul torrente Astico, nei comuni di Sandrigo e Breganze. Un’opera ritenuta dalla Regione Veneto strategica per la sicurezza idraulica del territorio e ritenuta anche un esempio concreto di riqualificazione ambientale grazie al recupero di aree estrattive dismesse.
L’intervento prevede la realizzazione di un invaso con una capacità complessiva di circa cinque milioni di metri cubi, destinato a mitigare il rischio idraulico per diversi comuni del Vicentino e per la città di Padova. I lavori, avviati il 13 aprile scorso, avranno una durata di più di mille giorni con conclusione prevista per maggio 2029.
“Si tratta di un’opera fondamentale per la tutela del territorio e la sicurezza dei cittadini – dichiara Elisa Venturini, assessora regionale all’Ambiente del Veneto –. Interveniamo in modo concreto per ridurre il rischio idraulico, ma allo stesso tempo trasformiamo criticità pregresse in opportunità, recuperando cave dismesse e restituendole a una funzione ambientale strategica”. Il progetto, dal valore complessivo di oltre 60 milioni di euro, è finanziato con risorse regionali, statali e comunitarie. “Queste iniziative dimostrano come sia possibile coniugare sicurezza, sostenibilità e innovazione – prosegue Venturini –. Il riuso delle ex aree estrattive per la realizzazione di bacini di laminazione rappresenta un modello virtuoso di gestione del territorio: non solo si riduce il consumo di nuovo suolo, ma si valorizzano spazi già compromessi trasformandoli in infrastrutture utili alla difesa dell’ambiente”.
L’intervento prevede, tra le principali opere, la risistemazione del piano campagna delle cave dismesse Mirabella–Vaccari e Mirabella–Girardini, la realizzazione di arginature e manufatti idraulici regolabili, oltre a interventi di movimentazione terra e scavi per circa 2 milioni di metri cubi.
“Il Veneto continua a investire in opere strutturali per affrontare le sfide del cambiamento climatico – conclude Venturini –. La prevenzione del rischio idraulico passa anche da progetti come questo, che integrano ingegneria, tutela ambientale e rigenerazione del territorio”.
Lo stop nel 2024
L’avvio dei lavori, come si è detto, arriva dopo un decennio di stasi, caratterizzato da polemiche e contestazioni. Nel maggio 2024, in particolare, il Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma aveva bloccato il cantiere, accogliendo il ricorso presentato dai Comuni di Breganze, Sandrigo e Montecchio Precalcino, supportati dall’impegno dei cittadini riuniti nel Coordinamento Tutela Territorio Breganze e nel Laboratorio Astico Tesina, da tempo critici nei confronti dell’opera. A destare preoccupazione era la discarica dismessa compresa nell’area delle cave. Dopo aver aggiornato la Valutazione di impatto ambientale, che era scaduta nel 2021 e non era stata rinnovata, la Regione ha quindi fatto ripartire il progetto. Della discarica non è prevista la bonifica, ma l’isolamento con la realizzazione di un “cappotto” impermeabile di cemento.
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