Delitto di Garlasco, emergono nuove accuse dei Pm ad Andrea Sempio

Ascolta l'audio
...caricamento in corso...
La villetta di Garlasco (Pavia) dove è stata uccisa Chiara Poggi il 13 agosto 2007 e, nel riquadro, Andrea Sempio oggi

Emergono ancora nuovi dettagli sulle accuse che la procura di Pavia muove ad Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi: secondo gli inquirenti, dopo il rifiuto di Chiara a Sempio, ci fu da parte dell’uomo un’aggressione cieca, sproporzionata, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta. Inoltre dalla rilettura di un’intercettazione ambientale del 2017 la Procura di Pavia, sostiene anche che Andrea Sempio in uno dei suoi soliloqui “sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”. È quanto i pm hanno contestato all’indagato nell’interrogatorio del 6 maggio nel quale Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’ora del decesso. Nella ricostruzione, basata anche sulla nuova consulenza del medico-legale gli inquirenti scrivono che, dato per certo che Chiara disattivò l’allarme della villetta alle 9.12, “per semplice somma di orari, essendo trascorsa al minimo mezz’ora fra l’inizio della digestione” della colazione “e la morte, alle 9.45 Chiara Poggi era viva”. E appare “del tutto irragionevole che possa essere stata uccisa da chi alle 9.35 era a casa propria davanti al proprio computer”, ossia Alberto Stasi, “a 1,7 chilometri di distanza dalla vittima”. Stasi avrebbe dunque un alibi.

Stando alla ricostruzione dei pm, che si basano su quell’intercettazione, Sempio sarebbe entrato nella casa verso le 9.30 e alle 9.58 avrebbe telefonato, secondo i tabulati, all’amico Mattia Capra. Sempre secondo la consulenza medico-legale, la fase della colluttazione, dell’aggressione e dell’omicidio sarebbe durata circa 15-20 minuti. Sempre secondo i pm, la serata precedente all’omicidio “è del tutto incompatibile con qualsivoglia evento drammatico” tra Chiara e Alberto.

 

Secondo il legale della famiglia Poggi i pm si sono accaniti per sconfessare la condanna di Stasi. “La procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia, con la condanna definitiva di Alberto Stasi – dice l’avvocato Gian Luigi Tizzoni – e lo avrebbe fatto, ribadisco, anche in maniera abbastanza deludente perché quello che leggo è un lavoro che può sembrare mastodontico ma che non va a colpire i punti centrali della vicenda”. Tizzoni riferisce che i genitori di Chiara Poggi “sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati nell’aver visto come questa inchiesta è stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata dalla corte d’appello di Milano e confermata più volte sia in Cassazione che alla Corte europea dei diritti dell’uomo”. L’avvocato ha, inoltre, ricordato che “la casa dei Poggi a Garlasco è sempre stata messa a disposizione” e che “magari in quell’occasione” gli investigatori “hanno anche messo le famose cimici di cui abbiamo avuto riscontro. La collaborazione è sempre stata massima e doverosa”.