Regno Unito, Keir Starmer si dimette. Gli succede il laburista Andy Burnham

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Keir Starmer non è più il primo ministro del Regno Unito. Il leader, 63enne, ha annunciato le sue dimissioni da capo del governo britannico e da leader del Partito laburista. Starmer rimarrà formalmente in carica fino a quando il suo partito non avrà individuato il suo successore, per evitare un vuoto totale di potere.

Starmer ha pronunciato un atteso discorso alla nazione davanti al 10 di Downing Street, a Londra: ha ricordato come all’alba delle elezioni di 23 mesi fa tutti sostenevano i Labour un partito “finito” ed erano convinti che un trionfo elettorale fosse un’impresa impossibile. “Abbiamo dimostrato che quelle persone si sbagliavano, diventare primo ministro è stato il momento di cui vado più fiero della mia vita”. L’ormai ex premier britannico ha poi elencato una serie di risultati che ritiene di aver raggiunto durante i suoi due anni scarsi di mandato: “Abbiamo estirpato il veleno dell’antisemitismo. Abbiamo ripristinato la fiducia nell’economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale”. Oggi ad assistere al discorso delle dimissioni di Starmer c’erano il suo team, i suoi familiari, ma solo pochi ministri di spicco come Darren Jones o il vicepremier uscente David Lammy.

A segnare la crisi di Starmer sono stati alcuni temi chiave come l’economia, il welfare, la difesa o l’immigrazione e lo scandalo della nomina ad ambasciatore negli Usa di lord Peter Mandelson, amico del pedofilo Jeffrey Epstein, la debacle storica subita dai laburisti alle amministrative del 7 maggio, ma soprattutto il ritorno in Parlamento di un concorrente in grado di dar vita a un’alternativa all’apparenza credibile e unificante come il popolare ex sindaco 56enne di Manchester, Andy Burnham.

Burnham, 56enne, ha infatti annunciato la propria candidatura alla leadership del Labour: “Il Paese si attende stabilità, serietà e il mantenimento del focus sulle questioni più importanti, ed è quello che avrà. La gente vuole vedere progressi nella crescita dell’economia, sulla riduzione del costo della vita, sui servizi pubblici, sulla crisi abitativa e sulle opportunità per le future generazioni. Il cambiamento politico, ha aggiunto Burnham, non dovrà mai distaccarsi dalla responsabilità di migliorare la vita delle persone”.