Tribunale Pedemontana, il manifesto di 41 sindaci: “Roma stanzi più soldi per la giustizia”

I sindaci del bassanese e dell’Altopiano spingono sul nuovo Tribunale della Pedemontana e per garantire che non venga fatto nessun taglio al tribunale di Vicenza vanno dritti al sodo: “Chiediamo a Roma maggiori investimenti sulla giustizia”. Sul piatto mettono una cittadella da 20 milioni pronta all’uso e una promessa: “Non togliamo risorse a Vicenza, Treviso e Padova”. Secondo i 41 sindaci che hanno firmato il ‘Manifesto dei Sindaci della Pedemontana e dell’Altopiano dei Sette Comuni’ per scongiurare una guerra tra territori, di fronte al sistema giudiziario italiano, cronicamente in affanno, la soluzione non può essere la rinuncia ai servizi o la guerra tra campanili.
Il manifesto è un documento con cui i primi cittadini di un territorio che si snoda su tre province (Vicenza, Treviso e Padova) chiedono formalmente al governo un cambio di rotta: più investimenti sulla giustizia, più magistrati e più personale amministrativo, partendo dall’istituzione del nuovo Tribunale della Pedemontana.
La realizzazione del tribunale a Bassano è di fatto diventata una lotta tra territori, con sindaci che spingono per il sì e altri che remano decisamente contro. Una lotta tra campanili, che i sindaci di Altopiano e Bassanese hanno deciso di spostare il confronto su un altro piano, i numeri del territorio e l’interesse di cittadini e imprese.
“La proposta del Tribunale della Pedemontana non riguarda la ricostituzione di un presidio giudiziario del passato – spiegano i 41 sindaci – Riguarda la costruzione di un servizio nuovo, pensato per rispondere alle esigenze di un territorio profondamente cambiato negli ultimi anni: la Pedemontana Veneta. Un territorio che oggi rappresenta uno dei principali motori economici del Veneto e dell’Italia, con oltre mezzo milione di abitanti, migliaia di imprese, distretti produttivi di eccellenza, una forte vocazione internazionale e una rete infrastrutturale profondamente trasformata grazie alla Superstrada Pedemontana Veneta. Un territorio che, pur essendo tra i più dinamici della Regione, continua a svilupparsi ai margini di tre province (Vicenza, Treviso e Padova) e che proprio per questa particolare collocazione sconta ancora oggi una cronica carenza di servizi pubblici di prossimità. La giustizia è uno di questi. Garantire un presidio giudiziario moderno significa offrire ai cittadini, alle imprese, ai professionisti e alle amministrazioni un servizio più vicino, più efficiente e maggiormente in grado di accompagnare lo sviluppo di un’area che contribuisce in maniera determinante alla crescita economica del Veneto”.

Nel territorio servito dal tribunale della Pedemontana risiedono oltre 550mila abitanti e i comuni interessati sono 72, che fanno capo alle province di Vicenza, Padova e Treviso. E’ uno dei sistemi economici più dinamici d’Italia, con decine di migliaia di imprese, una forte propensione all’export e alcuni tra i più importanti distretti manifatturieri del Paese. La Cittadella della Giustizia è una infrastruttura già esistente, costata 20 milioni di euro e che misura 11mila metri quadrati. “Non utilizzarla sarebbe l’ennesimo spreco a carico dei cittadini, soprattutto sapendo dei problemi di spazio che ci sono a Vicenza, Treviso e a Padova, dopo la riforma della geografia giudiziaria, che ha comportato non solo la soppressione del Tribunale di Bassano del Grappa, ma anche la soppressione di tutte le Sezioni staccate di tribunale, comprese quelle di Schio, Cittadella, Asolo e Castelfranco”, sottolineano i sindaci, che sottolineano la necessità di non proseguire con una guerra tra territori, ma chiedono compattezza per rivolgersi a Roma.
“La soluzione è chiedere insieme allo Stato un investimento complessivo sulla giustizia, rafforzando gli organici e dotando tutti gli uffici delle risorse necessarie – sottolineano – Il nuovo tribunale non nasce per sottrarre risorse ad altri territori, ma per cercare di rendere più efficiente l’intero sistema giudiziario veneto. Riducendo i rispettivi circondari, diminuirebbe proporzionalmente anche il carico di procedimenti oggi in capo ai tribunali di Vicenza, Treviso e Padova, contribuendo ad alleggerire uffici che tutti riconoscono essere in sofferenza”.
Sempre secondo i sindaci pro tribunale, nemmeno la digitalizzazione non cancella la necessità della presenza fisica di un tribunale, poiché la giustizia, oltre ai processi telematici, implica udienze penali, cause di lavoro e di famiglia, cancellerie e uffici del Giudice di Pace che richiedono un rapporto diretto con il territorio.

“La Pedemontana Veneta è un territorio riconosciuto, con una propria identità economica, sociale e infrastrutturale, capace di integrare comunità appartenenti a tre diverse province e di rappresentare una delle aree più competitive del Paese. Continuare a ragionare esclusivamente secondo i tradizionali confini provinciali significa non cogliere l’evoluzione che questo territorio ha vissuto negli ultimi anni. Lo Stato deve saper accompagnare questa trasformazione, adeguando la propria presenza attraverso servizi moderni, efficienti e vicini ai cittadini. L’istituzione del Tribunale della Pedemontana rappresenterebbe un passo in questa direzione. Non sarebbe un vantaggio per un solo territorio, ma un’opportunità per migliorare l’organizzazione della giustizia dell’intero Veneto, riequilibrando i carichi di lavoro, aumentando l’accessibilità dei servizi e offrendo una risposta concreta alle esigenze di cittadini e imprese”.
I sindaci infine rivolgono un appello alle istituzioni nazionali, ai parlamentari del territorio, alla Regione del Veneto, agli Ordini professionali e a tutti gli amministratori locali: “Superiamo le logiche di appartenenza territoriale e costruiamo una soluzione condivisa che rafforzi il sistema della giustizia senza penalizzare nessuno. Il Tribunale della Pedemontana non è una rivendicazione campanilistica ma una proposta che guarda al futuro. Una proposta che nasce dall’evoluzione di un territorio e dalla volontà di offrire ai cittadini servizi adeguati alla sua crescita”.

I firmatari del manifesto sono Nicola Ignazio Finco sindaco di Bassano del Grappa, Germano Racchella sindaco di Cartigliano, Giannantonio Stangherlin sindaco di Cassola, Ellena Bontorin sindaco di Mussolente, Francesco Dalmonte sindaco di Pove del Grappa, Simone Bontorin sindaco di Romano d’Ezzelino, Elena Mezzalira sindaco di Rosà, Simone Dellai sindaco di Schiavon, Stefano Bertoncello sindaco di Solagna, Luigi Pellanda sindaco di Tezze sul Brenta, Luca Ferazzoli sindaco di Valbrenta, Matteo Mozzo sindaco di Marostica, Luca Rebellato sindaco di Nove, Luca Vendramin sindaco di Pianezze, Enrico Costa sindaco di Colceresa, Roberto Rigoni Stern sindaco di Asiago, Marco Frison sindaco di Enego, Bruno Oro sindaco di , Marinella Sambugaro sindaco di Gallio, Antonella Corradin sindaco di Lusiana Conco, Luigi Martello sindaco di Roana, Lucio Spagnolo, sindaco di Rotzo Edoardo Tomasetto, sindaco di Pozzoleone Dario Luigi Tardivo, sindaco di Campo San Martino Elisa Paiusco, sindaco di Carmignano di Brenta Luca Pierobon, sindaco di Cittadella Italo Perfetti, sindaco di Galliera Veneta Fiorenzo Cappellari, sindaco di Grantorto Nicola Pettenuzzo, sindaco di San Giorgio in Bosco Nivo Fior, sindaco di San Martino di Lupari Luca Frasson, sindaco di Tombolo Gino Rugolo, sindaco di Cavaso del Tomba Matthew Sommadossi, sindaco di Fonte Fabio Marin, sindaco di San Zenone degli Ezzelini Luciano Ferrari, sindaco di Monfumo Annalisa Rampin, sindaco di Pieve del Grappa Valerio Favero, sindaco di Possagno Fiorella Ravagnolo, sindaco di Borso del Grappa Paolo Mares, sindaco di Castelcucco Marco Turato, sindaco di Pederobba Martina Rocchio, sindaco di Curtarolo Paolo Polati, sindaco di San Pietro in Gu.
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