Terremoto in Venezuela, si aggrava il bilancio delle vittime: per l’Onu ci sono fino a 50mila dispersi

Aumenta inesorabile il drammatico bilancio delle vittime del violento terremoto in Venezuela. I corpi senza vita ritrovati sono ora, ufficialmente, 4.118, accanto ai quali si contano al momento oltre 16mila i feriti. Ma è un altro dato mostruosamente spaventoso a preoccupare di più. Il numero dei morti è molto lontano dall’essere definitivo. Questo perché si stima manchino all’appello fino a 50mila persone, disperse sotto cumuli di macerie lasciati dal sisma. La stragrande maggioranza di queste è ormai da considerarsi cadavere sotto montagne di cemento, si parla di oltre un 1 milione di tonnellate di detriti che ancora occupano le strade dello stato de La Guaira, la zona costiera più colpita dal terremoto di quel pomeriggio del 24 giugno scorso. La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha annunciato che è stato ripristinato il 96% del servizio elettrico nello Stato di La Guaira.

Fin dalle prime ore post sisma, il governo venezuelano non ha mai diffuso una cifra ufficiale. L’opposizione ha creato un sito che mira a essere un database sul quale raccogliere tutti i nomi delle persone di cui si sono perse le tracce. La notizia però ora è che l’Onu ha diffuso una prima previsione relativa al numero delle vittime totali, che tenga conto dunque anche del numero dei dispersi. L’Organizzazione delle Nazioni Unite stima appunto una cifra di 50mila persone morte in seguito alle due scosse violentissime di oltre due settimane fa. Ci sono poi altre analisi che parlano di 30mila scomparsi, dato che comunque non cambia le dimensioni della tragedia.

In mezzo al dramma senza fine c’è poi chi denuncia che nei giorni più caldi del soccorso si sia diffuso una sorta di “business del dolore“. Secondo quanto riporta RunRunes, un portale venezuelano di giornalismo investigativo e difesa dei diritti umani, “l’emergenza a La Guaira ha avuto un prezzo”. Questo significa che, vista la scarsezza delle attrezzature adeguate a sollevare le macerie, chi aveva soldi ha potuto sperare di soccorrere i propri parenti, chi non ne aveva ha dovuto aspettare. Secondo alcuni calcoli, per avere un escavatore sono stati chiesti 350 dollari al giorno, per le macchine Jumbo tra i 600 e i 700 dollari, solo per rimuovere le macerie, escluso il compenso dell’operatore, l’acqua o il cibo.

Sembra inoltre che a La Guaira la situazione sia a un certo punto sfuggita di mano: il sito cita persone che avrebbero pagato fino a 1.200 dollari al giorno, circa lo stipendio di un anno di un impiegato del posto, pur di sperare di salvare i propri cari. Intanto proseguono gli sforzi per aiutare gli sfollati, la gran parte dei quali non ha più nulla e ha bisogno di tutto. Sinora sono arrivate oltre 2000 tonnellate di aiuti da 28 Paesi. Ma la più grande preoccupazione è a questo punto la possibile diffusione di epidemie. La Ops, Organizzazione Panamericana della Salute, avverte che l’emergenza sanitaria “non è assolutamente finita”. Sebbene venga escluso al momento un focolaio di colera, è stato lanciato l’allarme per la diffusione di morbillo, malattie respiratorie, diarroiche e cutanee.