Una vita per la scuola, in pensione il dirigente Crivellaro. “Mi impegnerò nel sociale”

Finirà il suo servizio ufficialmente il 31 agosto ma il saluto è avvenuto nell’ultimo collegio docenti e con un momento di incontro lo scorso 25 giugno all’Auditorium Fonato. É andato in pensione Francesco Crivellaro. 63 anni, da dieci dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Thiene e già per 14 preside del liceo Zanella–Martini di Schio. Prima ancora, per 24 anni, ha insegnato italiano, latino e greco al liceo thienese Corradini e nel frattempo è stato anche sindaco di Breganze (è il padre dell’attuale sindaco Alessandro Crivellaro).
Il corpo docenti delle scuole dell’obbligo thienesi lo hanno salutato ricordando l’atteggiamento di apertura e umiltà con cui è arrivato all’Istituto Comprensivo, dicendo “Io non so nulla della vostra realtà, vediamo come va”. Come hanno ricordato i docenti, durante il Covid parlava della scuola usando l’esempio della “nave” che viaggia in acque sconosciute, “con tutti noi a bordo”. Un veliero composto a Thiene da una scuola dell’infanzia, cinque scuole primarie e due secondarie di primo grado: un totale, oggi, di 1700 alunni ed alunne (cento in meno di dieci anni fa), 140 insegnanti e una quarantina fra bidelli e amministrativi, per un totale di circa 300 lavoratori e lavoratrici.
Tutti, nel salutarlo, hanno espresso profonda gratitudine per gli anni di sfide educative e innovazioni apportati senza mai ergersi a capo assoluto, ma puntando invece sul lavoro di squadra. “La cosa più significativa avvenuta in questi dieci anni per me a Thiene – racconta Crivellaro – è stato aver sentito realizzato il significato di essere un dirigente scolastico. All’inizio temevo di aver sbagliato lavoro, invece con la collaborazione di tutti ho trovato un ambiente che mi ha permesso di assumere il ruolo di leader. Non ho mai voluto essere un capo ma ho sempre preferito fare squadra con spirito di gruppo. E siamo riusciti ad inventare una didattica innovativa. Abbiamo riorganizzato la scuola adeguandoci ai tempi di oggi. Il gruppo ha lavorato molto sull’innovazione della didattica e sugli aspetti tecnologici, anche se il cuore sono sempre rimasti gli alunni e le alunne e le loro esigenze educative”.
Professor Crivellaro, lei ha molta esperienza nel mondo della scuola. A suo parere quali sono le maggiori sfide che deve affrontare oggi?
“Per me sono principalmente tre e la prima è essere adeguati al tempo e ai modi diversi di sentirsi scuola da parte sia dei ragazzi che delle famiglie. É finito il tempo degli insegnanti in cattedra che tengono la lezione, bisogna puntare sulla partecipazione degli alunni, sui lavori di gruppo e i laboratori. Poi c’è la sfida dell’uso delle tecnologie digitali: a casa i ragazzi e le ragazze le usano abitualmente, a volte senza consapevolezza. Infine, c’è il grande tema della collaborazione con i genitori e con il territorio: serve una comunità educante. La scuola da sola infatti non può farcela, ma anche la famiglia da sola non ce la fa ad educare. É un percorso difficile a volte, ma non bisogna mai mollare. Per questo è fondamentale che sia riconosciuto il valore educativo fondamentale della scuola, le famiglie dovrebbero percepirla con fiducia come un partner nell’educazione dei figli. A volte però questo manca: le famiglie purtroppo spesso non si fidano e non si affidano”.
Ha accennato alla sfida digitale. E’ favorevole o contrario alla divieto di uso dei social ai bambini e alle bambine?
“Sono favorevole all’abolizione del cellulare a scuola e sotto i 14 anni a mio parere internet andrebbe vietato. Prima di arrivare ad avere questi strumenti in mano, servirebbe pure un esamino. Lo dico per esperienza diretta: io sono molto preoccupato. Non solo per il rischio di cyberbullismo ma anche per quello degli adescamenti in rete. È successo anche a Thiene e spesso è stata proprio la scuola lo spazio in cui il problema è emerso: siamo riusciti a recuperare e segnalare alle famiglie situazioni di pericolo. Altre volte sono stati i genitori che ci sono venuti a segnalare situazioni critiche e su questo abbiamo lavorato moltissimo, perché serve consapevolezza che l’uso di internet a quell’età è pericoloso”.
La scuola è di fronte a un’altra grande sfida: l’interculturalità e la presenza in classe di sempre più bambini e bambine di nazionalità diverse.
“È vero. In alcune scuole primarie di Thiene si arriva circa al 65% di bambini di origini straniere, mentre nelle secondarie di primo grado si va oltre il 30%. Gli alunni e le alunne non hanno problemi su questo, però il contesto non è favorevole. Questo clima pesante nei loro confronti è un problema importante, perché ci sono ragazzi e ragazze di seconda e terza generazione che non si sentono pienamente accolti nelle nostre comunità e a volte vedo reazioni di gruppetti che manifestano questa frustrazione anche contro gli italiani. É un discorso ampio, che va affrontato anche fuori dal mondo della scuola: le associazioni culturali, ricreative e sportive possono fare molto, hanno un ruolo fondamentale per un’’integrazione vera dei ragazzi di origine straniera. E non si tratta solo di lingua e regole ma prima di tutto di sentirsi parte di una comunità. É un percorso che inizia a scuola e che richiede investimenti economici, oppure ne pagheremo le conseguenze tutti”.
A Thiene alla primaria Scalcerle la forte presenza di tanti figli di migranti rischiava di creare un getto, qualche anno fa.
“Si, ma con l’avvio del tempo pieno abbiamo riportato i numeri al un livello accettabile, evitando la ghettizzazione. Ed è un lavoro che va fatto a partire dalla composizione delle classi”.
C’è un’altra sfida enorme per il mondo della scuole: l’inverno demografico. Rischiamo aule vuote?
“Prossimamente avremo un calo del 20-30% di alunni, andrà riveduta la dislocazione dei plessi e in generale va pensata probabilmente qualche chiusura. In futuro si dovrà trovare una qualche forma di ribilanciamento, ma ci sono plessi che andranno sicuramente in crisi, specie quelli periferici, nelle frazioni. Nei complessi piccoli dovrà essere salvaguardata la presenza della scuola anche se sarà piccolina, a Thiene come altrove. Penso a Rozzampia o a Lampertico. In altri casi si dovrà pensare a nuovi utilizzi degli edifici. In alcune zone, come ad Arsiero e Posina, si fanno già le pluriclassi, ma è uno step temporaneo, che spesso precede la chiusura della scuola”.
Insegnante, sindaco, dirigente scolastico e ora la pensione. Come vede il suo futuro?
“Intanto un po’ di vacanza. Poi ho alcune proposte di gruppi e associazioni e credo che continuerò ad essere ancora al servizio della comunità locale nell’ambito sociale”.
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